Disturbi del sonno-veglia


Introduzione ai disturbi del sonno

Introduzione ai disturbi del sonno-veglia

Dormire poco o male può avere ripercussioni considerevoli sulla qualità di vita durante il giorno. La stanchezza, fisica e mentale, che segue una notte agitata riduce le prestazioni scolastiche e lavorative ed espone a un maggior rischio di incidenti. Un riposo insufficiente, protratto per più giorni o settimane, incide sul tono dell'umore, sulla capacità di reagire allo stress e sulla possibilità dell'organismo di difendersi dalle malattie. L'irritabilità e il nervosismo che si aggiungono alla stanchezza, inoltre, rendono meno disponibili verso gli altri e possono compromettere la qualità delle relazioni familiari e sociali. Per tutte queste ragioni, anche quando si presenta in modo occasionale, un disturbo del sonno non dovrebbe mai essere trascurato. Non di rado, poi, l'insonnia non è fine a se stessa, ma rappresenta uno dei campanelli d'allarme che segnalano la presenza di altre malattie fisiche o mentali da trattare in modo specifico oppure vi si aggiunge, peggiorandone ulteriormente i sintomi e, in alcuni casi, la prognosi.

Stante la rilevanza e le implicazioni per la salute dei disturbi del sonno-veglia, la versione aggiornata del Manuale diagnostico statistico delle malattie mentali - DSM V ha eliminato la distinzione tra insonnia "primaria" e "secondaria" ad altre cause o condizioni cliniche, nell'intento di sottolineare l'importanza di valutare e trattare qualunque disturbo del sonno-veglia per se e non soltanto in funzione dell'ulteriore problema medico o psichiatrico presente. A riguardo, va, tuttavia, precisato che esistono innumerevoli fattori che possono favorire l'insorgenza di un disturbo del sonno e che altre classificazioni diagnostiche e linee guida continuano a far riferimento a condizioni di insonnia "primaria" (per la quale non è possibile individuare ragioni organiche o ambientali sottostanti) e "secondaria" (ossia riconducibile a ben precisi fattori scatenanti).

Il DSM V, inoltre, non prende più in considerazione il "jet-lag" (fenomeno fisiologico transitorio che può impedire di dormire a sufficienza per uno o più giorni dopo un cambiamento di fuso orario di alcune ore) come disturbo del sonno per se, in quanto non legato a un'effettiva alterazione patologica del ritmo sonno-veglia, ma al normale e prevedibile processo di adattamento dell'organismo alle mutate condizioni ambientali (in particolare, la quantità di luce e la sua distribuzione nelle 24 ore). Ciò non toglie che il problema, seppur temporaneo, riguardi la maggioranza delle persone che viaggiano su lunghe distanze, non di rado con ripercussioni tali da giustificare un trattamento farmacologico nelle persone più sensibili e/o che necessitano di essere immediatamente attive e in forma una volta arrivate a destinazione e/o al rientro. Per questa ragione, riteniamo utile mantenere il capitolo relativo al jet-lag in questa sezione.

 

Fonte




Edra LSWR
LOGIN
LOGIN
Credits Note legali Privacy Gestione Cookie Medikey |   © EDRA S.p.A. 2015 - P.iva 08056040960