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17/05/2021

Approfondimenti

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L’impatto psicoemotivo della didattica a distanza (Dad) sui giovani

Stress, nervosismo, irritabilità e depressione: sono le reazioni psico-emotive sperimentate dai bambini e ragazzi a seguito del ricorso alla Didattica a distanza (Dad) che ha rivoluzionato, nel corso della pandemia, il modo di fare scuola, con ripercussioni negative anche su rendimento scolastico e interesse allo studio.

Stress, nervosismo, irritabilità e depressione: sono le reazioni psico-emotive sperimentate dai bambini e ragazzi a seguito del ricorso alla Didattica a distanza (Dad) che ha rivoluzionato, nel corso della pandemia, il modo di fare scuola, con ripercussioni negative anche su rendimento scolastico e interesse allo studio. Minore concentrazione e capacità di apprendimento, perdita motivazionale, maggiore affaticabilità sono state le difficoltà maggiormente  riportate dagli studenti. Lo attesta una indagine condotta dal Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP) per conto del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) su bambini tra i 5 e i 13 anni e ragazzi tra i 14 e i 19 anni.

 

Qualche dato

Dallo spaccato dell’analisi poc’anzi citata emerge un aumento del 24% dei disagi e/o problemi psicologici manifestati con una variabilità di sintomi: ansia, calo del tono umorale fino al ‘ritiro’ e alla chiusura in sé, più frequenti tra le ragazze; rabbia, aggressività e opposizione, più tipica invece dei maschi. Emozioni condivise in modo collettivo e trasversale a tutte le età: ad esempio sono più tristi il 10% dei bambini fra 3-5 anni, il 12% tra i 6 e i 10 anni, il 14% dei ragazzi tra 11 e 14 anni, ma i dati più rilevanti si registrano riguardo all’irritabilità, rispettivamente maggiore nel 20%, 23%, 18% della popolazione scolastica in rapporto alle tre fasce di età considerate, e ai sensibili sbalzi di umore pari al 20%, 25%, 23% dei casi. Manifestazioni, secondo gli esperti, che dipendono dalla noia, dalla solitudine, dall’abbandono repentino di abitudini consolidate e che avevano rappresentato una ‘sicurezza’: la quotidianità della scuola, l’incontro e lo scambio con i compagni, l’affrontare insieme le difficoltà scolastiche, l’interazione con gli insegnanti. Venuta meno la socialità e i ‘benefici’ che essa comporta, compresi la formazione di una coscienza collettiva e una crescita psico-emotiva, si acuiscono nei bambini e nei ragazzi il senso di solitudine, il nervosismo, un clima ambientale ‘generalmente’ percepito come pesante. Stati psicologici che Covid e Dad hanno solo contribuito ad accelerare o amplificare, ‘spia’ di un contesto sociale difficile alle spalle: famiglie più fragili, una società troppo sollecitante e in rapida evoluzione, una tecnologia sempre più presente e incisiva.

 

Le conseguenze sulla didattica nella prospettiva degli studenti

In ambito puramente didattico, queste sensazioni si ripercuotono nella maggiore difficoltà di concentrazione, evento fra i più segnalati e presente in tutte le categorie esaminate, con percentuali rispettivamente del 9%, (3-5 anni), 16% (6-10 anni) e 15% (11-14 anni). Dati che portano a concludere che, mediamente, per il 38% dei ragazzi, la Dad è una esperienza negativa e faticosa anche per problemi di ordine logistico e tecnico: troppe ore da restare ‘connessi’ a internet e lezioni online. Eppure, nonostante  la convinzione dei ragazzi di essere meno attenti con la DAD, i risultati didattici riportano invece un quadro differente: gli insegnati, infatti, da un campionamento casuale di 200 classi di scuola media superiore, hanno osservato prestazioni, voti e giudizi sensibilmente differenti rispetto a quelli ottenuti negli anni precedenti, mentre variano i punteggi attribuiti alle rielaborazioni personali dello studio. Maggiormente ‘passivizzato’, secondo gli insegnanti, con permanenza di contenuti molto brevi come se i ragazzi “volessero ‘togliersi via’ il problema delle verifiche”, hanno asserito i docenti.

 

Dal bilancio alle possibili soluzioni

Le riflessioni esposte sottolineano lo stretto legame esistente fra apprendimento e identità psicologica: la scuola, la formazione non sono solo un processo di crescita cognitiva ma anche emotiva, relazionale e comportamentale. Tre dimensioni che per svilupparsi in maniera armonica richiedono il giusto contesto e ‘clima’ psicologico, venuti a mancare durante la pandemia e l’istruzione con la Dad. Qualche peso in più, legato a questa modalità di apprendimento, lo pagano secondo gli psicologi i bimbi della scuola dell’infanzia e primaria che può limitare l’apprendimento, abbassando la capacità di concentrazione, diminuendo la curiosità, invece fervida nelle fasce infantili, e la capacità di controllare le emozioni, con ricadute possibili in termini  di sintomi di ansia e depressione.

Per risolvere questo disagio non basta spegnere tablet e computer e tornare, in maniera parziale o totale, alle classi in presenza, per ritenere che tutto possa tornare alla ‘normalità’. Bisogna agire con delle misure sicure: mettere in campo iniziative di promozione, prevenzione e sostegno che tutelino i ragazzi nella loro dimensione psico-emotiva. Fondamentale,  afferma il CNOP, è il ruolo della scuola di essere una ‘bussola psicologica’ per i ragazzi, che ha perso in parte la rotta durante l’anno scolastico trascorso in DAD. Ovvero la scuola deve trasmettere contenuti, non solo didattici, ma anche educazionali sul piano psicologico; fornire cioè quelle competenze di vita che rendano i ragazzi in grado di pensare, gestire le emozioni, le relazioni, gli affetti, di fronteggiare lo stress in autonomia. La scuola resta però solo una tappa del percorso: docenti, strumenti, famiglie devono fare rete, essere “sistema” per rispondere in maniera concreta, efficace e fattiva alle necessità e richieste dei giovani che in un caso su 3 chiedono anche un supporto psicologico, secondo l’ultimo Rapporto Unicef del 2020, redatto in epoca di pandemia.

 

 

Bibliografia

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