09/03/2022

Capire la mente

3 minuti

Come (e perché) rilassarsi

Ogni giorno la società odierna sottopone ciascuno a una raffica di stimoli di vario genere,

con un notevole carico di richieste e aspettative, dall’ambito familiare al mondo professionale. Per questa ragione una delle esigenze maggiormente avvertite è quella di trovare strategie efficaci di rilassamento. Come suggerisce il termine, infatti, non si tratta di riposo né tantomeno di distrazione, anche se i tre concetti per alcuni aspetti tendono a sovrapporsi: il rilassamento si potrebbe definire uno stato psicofisico che si contrappone alla tensione e allo stress, intervenendo quindi sia sulla sfera organica – per esempio favorendo la distensione dei muscoli e la riduzione della pressione arteriosa – sia su quella psichica. Rilassarsi, quindi, implica uno sforzo di volontà per prendere le distanze dalle preoccupazioni, dai pensieri e, per l’appunto, dai fattori responsabili di sovraffaticamento e tensione emotiva. Con un beneficio immediato. È evidente che ognuno deve trovare di volta in volta la modalità più efficace per rilassarsi: non si tratta di una tecnica da applicare in modo meccanico o maniacale, ma di una strategia – che potrebbe evolversi nel tempo ed essere personalizzata e adattata anche con l’integrazione di più “soluzioni” – che richiede una congrua disponibilità di tempo, magari a fine giornata e senza orologi o sveglie, un contesto ambientale adatto (per esempio privo di rumori e stimoli fastidiosi), una posizione comoda e un abbigliamento adeguato, tale da evitare costrizioni o impedimento ai movimenti. Sarebbe comunque opportuna una differenziazione, se pure arbitraria ed empirica, tra modalità “fai da te”, magari riadattate alle proprie esigenze, come per esempio suonare uno strumento, ascoltare i brani preferiti o in sintonia con il proprio stato d’animo, praticare esercizi respiratori e/o muscolari o dedicarsi ad attività gradevoli e non impegnative, e tecniche per così dire strutturate, impostate e seguite da un professionista, con precisi programmi e obiettivi, quali yoga, pilates, musicoterapia, arteterapia, ipnosi e mindfullness, solo per citare qualcuna delle numerose metodiche disponibili. È chiaro che nel primo caso il rilassamento è inteso prevalentemente come una sorta di momento “autogestito” per recuperare serenità ed equilibrio, mentre nel secondo intervengono la guida e la mediazione di un esperto (questo non pregiudica comunque la possibilità di apprendere la tecnica e proseguire in autonomia) che, per poter aiutare a superare un disagio deve prima promuoverne l’espressione. È quindi importante sottolineare alcuni concetti sul rilassamento:

  • è utile per rinforzare l’autostima, la motivazione e l’autoefficacia e combattere lo stress: non per raggiungere il successo o curare disturbi comportamentali o psichici (se mai può essere abbinato a strumenti terapeutici, amplificandone l’azione), ma per vivere meglio, affrontare con maggiore stabilità emotiva le sfide della vita quotidiana ed esprimere al meglio e con la massima gratificazione le proprie potenzialità
  • coinvolge sia la mente sia il corpo, nel quale induce importanti cambiamenti dei parametri fisiologici (per esempio riduzione della frequenza respiratoria, vasodilatazione periferica, aumento delle endorfine); sarebbe però riduttivo oltre che inappropriato assimilarlo a semplici esercizi di ginnastica
  • produce efficacia immediata, ma sta a ognuno capire, se necessario anche con il consiglio di un terapeuta, la modalità ottimale
  • se da un lato richiede uno stato di abbandono passivo, dall’altro presuppone una consapevolezza delle proprie necessità e una soddisfazione convinta della metodica scelta.

 

Bibliografia

  • Penati. Le tecniche di rilassamento, Edizioni FerrariSinibaldi, Milano, 2013
  • Ceschi. Tecniche di rilassamento, e-book.

 

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