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Declino cognitivo associato a malattia di Parkinson

Inquadramento del declino cognitivo associato alla malattia di Parkinson
Una particolare forma di declino disturbo neurocognitivo, dall'origine ancora poco chiara, è quella associata alla malattia di Parkinson, una patologia neurodegenerativa a carico delle cellule cerebrali produttrici di dopamina, che determina in primo luogo disturbi del movimento (principalmente, tremore a riposo, rallentamento dei movimenti, rigidità muscolare e discinesie), ma che si associa anche a tutta una serie di sintomi "non motori", quali difficoltà di linguaggio, disturbi del sonno, depressione/ansia e, talvolta, comportamenti compulsivi.

La malattia di Parkinson insorge tipicamente dopo i 60 anni, interessa più spesso gli uomini delle donne e la sua prevalenza è in costante crescita a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. In base ai dati epidemiologici, negli Stati Uniti la malattia di Parkinson interessa lo 0,5% delle persone con età compresa tra 65 e 69 anni e il 3% degli over85.


Negli ultimi anni si è compreso che il declino disturbo neurocognitivo associato alla malattia di Parkinson è più diffuso di quanto si pensasse in passato e che può instaurarsi già nelle fasi iniziali della malattia (in questo caso si parla di disturbo neurocognitivo da corpi di Lewy). Secondo le stime, a soffrirne è almeno il 25-30% dei pazienti totali, con una maggior frequenza tra i più anziani e tra quelli con forme di malattia di Parkinson avanzate. Riconoscere i sintomi fin dall'esordio è importante perché questa forma di declino neurocognitivo, al pari del disturbo neurocognitivo declino cognitivo lieve collegato alla malattia di Alzheimer, aumenta notevolmente il rischio di sviluppare demenza negli anni successivi.


Sintomi e diagnosi del declino cognitivo associato alla malattia di Parkinson
Purtroppo, emettere una diagnosi specifica precoce di disturbo neurocognitivo declino cognitivo nel paziente parkinsoniano non è semplice perché i sintomi iniziali più tipici (lieve calo della memoria, difficoltà di concentrazione e distraibilità, rallentamento dei riflessi, confusione mentale, scarso interesse nelle attività quotidiane ecc.) sono simili alle modificazioni intellettive e comportamentali che si verificano nel corso dell'invecchiamento di persone sane oppure facilmente attribuibili agli effetti collaterali delle terapie assunte per controllare la malattia di base, alla presenza di una lieve forma depressione o alle conseguenze di un riposo notturno inadeguato.

Secondo i criteri previsti dal Manuale diagnostico statistico delle malattie psichiatriche - DSM V, per stabilire che una persona sia interessata da disturbo neurocognitivo dovuto alla malattia di Parkinson, i sintomi intellettivi e comportamentali devono insorgere progressivamente dopo una diagnosi certa di malattia di Parkinson e aver escluso possibili cause concomitanti.

Tra i sintomi a supporto della diagnosi di disturbo neurocognitivo dovuto malattia di Parkinson vanno ricordati:

  • apatia;
  • umore depresso e/o ansioso;
  • allucinazioni;
  • deliri;
  • cambiamenti di personalità
  • alterazioni comportamentali;
  • disturbi del sonno;
  • eccessiva sonnolenza diurna.

Trattamento del declino cognitivo associato alla malattia di Parkinson
Attualmente, non si hanno a disposizione interventi in grado di frenare efficacemente il declino cognitivo lieve nel soggetto affetto da malattia di Parkinson. Tuttavia, l'ottimizzazione delle terapie anti-Parkinson, un'alimentazione sana, un'attività fisica moderata, ma regolare (compatibilmente con i limiti imposti dalla malattia) e un ambiente di vita emotivamente e intellettualmente stimolante possono avere un'influenza favorevole sul piano cognitivo, contribuendo peraltro a migliorare il tono dell'umore e la qualità di vita complessiva del malato.

Quando, nelle fasi più avanzate della malattia di Parkinson, il declino cognitivo inizia a rendersi più evidente, è possibile intervenire con farmaci analoghi a quelli utilizzati per la malattia di Alzheimer. Alcuni studi hanno, inoltre, indicato che nei pazienti parkinsoniani alcuni dei medicinali anti-Alzheimer potrebbero avere un effetto benefico duplice, migliorando oltre ai sintomi cognitivi e comportamentali anche i sintomi motori. Si tratta, tuttavia, di opzioni terapeutiche che devono essere valutate caso per caso, dopo un attento bilancio rischio/beneficio, nel contesto del piano globale di trattamento.


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