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Bulimia

Inquadramento della bulimia

 


La bulimia è un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione che si caratterizza per la presenza di abbuffate seguite da pratiche di compensazione per eliminare l'eccesso di calorie introdotto (vomito autoindotto, uso di lassativi, attività fisica esasperata). Ciò può portare a un marcato dimagrimento in soggetti inizialmente in sovrappeso o normopeso, oppure non avere un significativo impatto sull'aspetto fisico globale. Anche quando il peso corporeo viene mantenuto entro limiti di normalità, la situazione clinica generale è critica e rischiosa per la salute.


Oltre a favorire scompensi nutrizionali che possono avere ripercussioni negative a lungo termine (per esempio, aumentando la probabilità di sviluppare osteoporosi severa dopo i 40-50 anni), il vomito profuso e ripetuto in modo cronico e l'eventuale uso esasperato di lassativi espone il sistema gastrointestinale a stress considerevoli, mentre le perdite di elettroliti fondamentali per il corretto funzionamento dell'organismo (in particolare, il potassio) possono promuovere alterazioni del ritmo cardiaco, determinando in alcuni casi morte improvvisa per arresto cardiaco.

Come l'anoressia, la bulimia interessa principalmente donne giovani (rapporto uomini : donne = 1 : 10), che esprimono il proprio disagio psicologico nella forma di una costante ed eccessiva preoccupazione per l'aspetto e il peso corporeo e un alterato rapporto con il cibo. Non di rado, il disturbo del comportamento alimentare si associa a tratti impulsivi, all'abuso di sostanze e alcolici, alla depressione o al disturbo bipolare. In alcuni pazienti, l'insorgenza del disturbo dell'umore precede quella della bulimia. Spesso, il disturbo dell'alimentazione inizia a manifestarsi dopo periodi di restrizione dietetica.

Così come il vomito compensatorio autoindotto, di norma, le abbuffate sono effettuate in segreto e comportano l'ingestione di grandi quantità di cibo (spesso dolci o alimenti ipercalorici) in un periodo di tempo relativamente breve e a prescindere da una reale sensazione di fame; si ripetono periodicamente (anche diverse volte al giorno); sono associate alla sensazione di perdita di controllo sull'assunzione di cibo (impossibilità di smettere di mangiare); spesso sono innescate da stress psicosociali, pensieri o emozioni negativi, noia. L'abbuffata ha un effetto temporaneamente calmante sul disagio psicologico che la innesca, ma di breve durata; subito dopo, subentrano pensieri negativi, umore depresso, riduzione dell'autostima e senso di frustrazione per l'incapacità di controllare il rapporto con il cibo.

Secondo i criteri ufficiali per emettere una diagnosi di bulimia è sufficiente un episodio di abbuffata e condotte compensatorie alla settimana (in media) per almeno tre mesi, ma anche in presenza di comportamenti meno sistematici il medico può stabilire se si è di fronte a una condizione patologica meritevole di trattamento in relazione alle caratteristiche complessive del paziente (per esempio, un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione senza specificazione).

Se non trattata, con il tempo, la bulimia può comportare alterazioni a livello dell'apparato gastrointestinale, causare patologie cardiache (in particolare, aritmie e cardiomiopatie) e rovinare i denti in modo irreparabile a causa dell'erosione acida dello smalto dovuta al vomito.


Sintomi e diagnosi della bulimia
Purtroppo, riconoscere la bulimia in fase iniziale non è semplice, soprattutto quando il disturbo non comporta variazioni di peso significative e interessa persone adulte che gestiscono autonomamente la propria alimentazione. A insospettire familiari e amici devono essere atteggiamenti come:

  • eccessiva attenzione al cibo e al peso corporeo;
  • sviluppo di profondi sensi di colpa dopo un pasto abbondante;
  • alternanza di eccessi alimentari e periodi di digiuno o di notevole restrizione calorica;
  • sostanziale aumento del livello di attività fisica;
  • uso ripetuto di lassativi o diuretici;
  • permanenza in bagno più o meno prolungata subito dopo aver mangiato (o durante il pasto);
  • dimagrimento o mantenimento di un peso corporeo stabile nonostante pasti ipercalorici ripetuti;
  • esaurimento insolitamente rapido delle scorte alimentari domestiche.

Trattamento della bulimia
Chi soffre di bulimia nervosa tende ad avere una consapevolezza del disturbo maggiore rispetto a chi è affetto da anoressia e a provare rimorsi o sensi di colpa per il proprio comportamento. Dal momento che abbuffate e pratiche di compensazione si associano spesso a un significativo malessere e a una seria riduzione della qualità di vita, è più probabile che i pazienti bulimici si rivolgano spontaneamente al medico in cerca di una soluzione.

L'approccio più utile per recuperare una condizione di bulimia è la terapia cognitivo-comportamentale, indirizzata a ridefinire il rapporto con il cibo e con il proprio corpo. In relazione alla gravità del disturbo, in una prima fase, può essere necessario prevedere un ricovero di alcune settimane o un periodo di Day hospital, cui far seguire sedute psicoterapiche periodiche per alcuni mesi.

Il primo obiettivo del trattamento della bulimia è riorganizzare i tempi e i modi di assunzione del cibo. Il semplice fatto di imporre una regolarità nell'assunzione dei pasti anche per periodi abbastanza brevi permette di riordinare i bioritmi coinvolti nella nutrizione, ristabilendo i livelli ormonali e gli equilibri metabolici alterati. Il secondo passo è consolidare i nuovi comportamenti attraverso un supporto a più lungo termine che previene possibili ricadute e fornisce al paziente gli strumenti per reagire in modo favorevole a stimoli negativi che si possono comunemente incontrare nella vita quotidiana.

Anche se non è presente un disturbo depressivo concomitante, in alcuni casi, può essere utile associare alla terapia cognitivo-comportamentale un trattamento farmacologico. Questo trattamento combinato si è dimostrato in grado di potenziare l'efficacia dell'intervento psicoterapico.


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