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Chirurgia estetica e dismorfofobia

La forte pressione sociale ad aderire a canoni di bellezza ben definiti e l'evoluzione di tecniche sempre più avanzate e minimamente invasive in campo dermatologico e in chirurgia estetica, affiancate da una relativa riduzione dei costi per i trattamenti più comuni, ha determinato un considerevole aumento del numero di persone che scelgono di correggere difetti fisici di vario tipo e rilevanza che la natura ha "imposto" su base genetica o intervenuti in seguito al fisiologico processo di invecchiamento.

In linea di principio, non c'è nulla di male a sfruttare le potenzialità "riparative" o correttive che la biologia e la scienza medica hanno messo a disposizione per eliminare un dettaglio fisico poco amato, piacersi di più e sentirsi a proprio agio nelle relazioni interpersonali e professionali. Tuttavia, quando ci si sente orientati verso una scelta di questo tipo si dovrebbe valutare onestamente la reale necessità dell'intervento chirurgico al quale si intende sottoporsi e cercare di capire se a disturbare è davvero la curva troppo accentuata del naso, il labbro un po' raggrinzito o la palpebra priva di tono o non piuttosto qualche disagio psicologico più profondo.


Non è un'analisi inutile. Se è vera la seconda ipotesi, infatti, il rischio che il trattamento sia all'origine di un'insoddisfazione per il proprio aspetto ancora maggiore di quella iniziale è decisamente elevato. E la colpa, di solito, non sarà da attribuire alla scarsa abilità del dermatologo o del chirurgo estetico di turno, ma del fatto di aver focalizzato l'attenzione sul problema sbagliato.

Purtroppo, casi di questo tipo non sono rari. Studi condotti tra i pazienti che richiedono trattamenti dermatologici o di chirurgia estetica segnalano che in oltre un caso su dieci (fino al 12-15%) è presente un disturbo di dismorfismo corporeo, contro una prevalenza generale del disturbo cinque volte inferiore. Per offrire un servizio apprezzato e realmente utile ai pazienti, nonché per prevenire contenziosi e ripercussioni economiche e di immagine negativa, i centri clinici più seri che praticano interventi dagli esiti permanenti o semipermanenti, ormai da alcuni anni, fanno precedere all'atto chirurgico una valutazione psicologica accurata che permetta, tanto al medico quanto al paziente, di capire se è davvero il caso di eseguire la procedura.

Questo tipo di valutazione è particolarmente importante quando a ricercare l'intervento estetico è un adolescente o un giovane adulto che può essere spinto a voler modificare uno o più dettagli del proprio viso o del proprio corpo sull'onda della moda o di un disagio legato a problemi irrisolti nell'accettazione di sé, nella costruzione della personalità o nelle modalità di interazione con il modo esterno.

Scopri i fattori di rischio e le cause del disturbo di dismorfismo corporeo