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Disturbi circadiani del ritmo sonno-veglia

Disturbi circadiani cronici del ritmo sonno-veglia comprendono alterazioni della sincronizzazione dell'orologio biologico che impediscono di concordare il periodo del riposo con gli orari generalmente previsti per questa funzione fisiologica, senza che siano riconoscibili fattori interni (patologie specifiche, effetto di farmaci ecc.) o esterni (stimoli ambientali disturbanti ecc.) interferenti.


Inquadramento
In funzione dell'alterazione di sincronizzazione presente, il Manuale diagnostico statistico delle malattie mentali DSM V descrive diverse tipologie di Disturbi circadiani cronici del ritmo sonno-veglia: il "tipo fase del sonno anticipata" (più frequente in età adulta, dopo i 40 anni, specie in persone affette da altre malattie fisiche o psichiatriche); il "tipo fase del sonno ritardata" (più frequente nell'adolescenza e spesso associato a depressione o a disturbo da sintomi somatici/ansia di malattia); il "tipo ritmo sonno-veglia irregolare" (spesso associato a patologie neurodegenerative, come la malattia di Parkinson o di Alzheimer, oppure a disturbi del neurosviluppo in età pediatrica); il "tipo ritmo sonno-veglia diverso dalle 24 ore" (frequente nelle persone non-vedenti o ipovedenti a causa del mancato stimolo luminoso). In questa categoria è inserito anche il "tipo lavoro con turni", caratterizzato dall'incapacità di adattare i periodi di sonno e veglia alle richieste professionali (presupponendo che, dopo un sufficiente periodo di transizione l'organismo dovrebbe essere in grado di adattarsi ai ritmi lavorativi non convenzionali, cosa che, di fatto, avviene soltanto in parte). Il disturbo circadiano del "tipo lavoro con turni" interessa il 5-10% delle persone che lavorano durante la notte, pari a circa il 6-10% della forza lavoro totale, soprattutto dopo i 50 anni.


Sintomi dei disturbi circadiani cronici del ritmo sonno-veglia
I disturbi circadiani cronici del ritmo sonno-veglia possono comportare una seria difficoltà ad addormentarsi e a svegliarsi al mattino (con uno scarto superiore a due ore rispetto agli orari desiderati), un sonno spontaneamente interrotto più volte nel corso della notte o un addormentamento precoce seguito da ancora precoci più risvegli (anche in questo caso, lo scarto è superiore a due ore rispetto agli orari desiderati). In molti i casi, l'esito è un sonno insufficiente e non ristoratore per lunghi periodi di tempo, con tutto quel che ciò comporta in termini di stanchezza e sonnolenza diurne, malessere psicofisico, irritabilità, nervosismo, calo del tono dell'umore, riduzione dei riflessi, delle prestazioni intellettive, delle capacità di attenzione, concentrazione e memoria e insorgenza di disturbi funzionali di vario tipo (per esempio, di tipo gastroenterico, cardiovascolare ecc.). Nel caso del "tipo fase del sonno anticipata", la sonnolenza diurna può essere presente anche se durata e qualità del sonno notturno sono accettabili. Chi soffre di questo tipo di disturbi, in genere, tenta ogni possibile strategia per cercare di dormire a orari convenzionali, compresa l'assunzione di rimedi farmacologici, alcol e sostanze di vario tipo: non di rado, ciò porta, a situazioni di abuso che rendono ancora più complessa la soluzione del problema di base. Chiedere il supporto del medico di famiglia fin dai primi disagi e quindi, se necessario, rivolgersi a un centro di Medicina del sonno è la scelta migliore per recuperare un riposo di buona qualità ed evitare complicanze.


Trattamento
Anche se possono essere favoriti o peggiorati dalle abitudini di vita o fattori sfavorevoli di vario tipo, in genere, i Disturbi circadiani cronici del ritmo sonno-veglia presentano una significativa componente genetica/ereditaria e tendono a manifestarsi in più membri di una stessa famiglia. Il loro trattamento specifico deve essere pianificato da esperti di Medicina del sonno e basato su un preciso inquadramento clinico, che tenga conto delle eventuali malattie concomitanti. L'esposizione quotidiana alla luce ambientale di elevata intensità (luce chiara del mattino e delle ore centrali del giorno) per adeguati periodi di tempo è un elemento fondamentale del processo di risincronizzazione circadiana e, quindi, del trattamento.

Fonte

DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014

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