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Disturbo da accumulo

Il disturbo da accumulo consiste nella tendenza a circondarsi di una molteplicità di oggetti e nell'incapacità (o, comunque, in una difficoltà associata a stress considerevole) di separarsi dalle cose che si posseggono a prescindere dal loro valore materiale, dalla loro utilità o dal loro stato di conservazione. Questo istinto alla raccolta e l'attaccamento nei confronti dei beni accumulati va molto al di là della passione tipica del collezionista e se ne differenzia per la mancanza di un interesse focalizzato e consapevole. Qualunque bene deperibile o non deperibile può essere oggetto di accumulo, compresi generi alimentari od oggetti trovati nell'immondizia.

Il disturbo da accumulo ha ripercussioni negative sul piano emotivo, fisico, relazionale, sociale, economico e talvolta legale, risultando di norma invalidante a più livelli. Se non contrastato/compensato, il disturbo può portare a riempire di oggetti di ogni tipo tutto lo spazio vitale disponibile nell'abitazione e/o sul luogo di lavoro, fino a rendere gli ambienti inutilizzabili e malsani. Se la persona che ne soffre vive sola, il problema può essere misconosciuto per anni, talvolta con esiti drammatici, specie nel caso di persone anziane, esposte a un maggior rischio di cadute, incidenti e infezioni. Da non trascurare, poi, la possibilità che si verifichino incendi. Nonostante gli esiti eclatanti, la persona che soffre di disturbo da accumulo, di norma, non percepisce come strano o patologico il bisogno di circondarsi di oggetti di ogni genere, ben oltre le capacità di ospitarli degli spazi disponibili.


In precedenza, il disturbo da accumulo era ritenuto una possibile espressione di condizioni psichiatriche diverse e poteva essere contestualizzato in una diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo, disturbo di personalità ossessivo-compulsiva, disturbo d'ansia non altrimenti specificato, oppure non ricevere nessuna diagnosi specifica. In base alla nuova classificazione prevista dal DSM V, il disturbo da accumulo è considerato una patologia a sé stante, con caratteristiche distintive e da trattare in modo specifico. Questa differenziazione e migliore definizione del disturbo ha lo scopo di favorire la diagnosi e l'inquadramento dei casi, aumentare la consapevolezza sociale del problema e promuovere lo sviluppo di approcci terapeutici più mirati ed efficaci.

Il disturbo da accumulo è oggi considerato un disturbo correlato al disturbo ossessivo compulsivo, di cui può condividere alcuni aspetti psicopatologici; tuttavia, in alcuni pazienti i tratti ossessivo-compulsivi nel disturbo da accumulo possono essere del tutto assenti. Circa il 75% delle persone affette da disturbo da accumulo soffre anche di un'altra patologia psichiatrica, soprattutto nell'ambito dei disturbi dell'umore. Una comorbilità con la depressione viene riscontrata nella metà dei casi; altre comorbilità frequenti sono la fobia sociale e il disturbo d'ansia generalizzata.

Gli studi condotti finora indicano che il disturbo, nei suoi diversi livelli di gravità, interessa dal 2 al 6% della popolazione. Il trattamento del disturbo di accumulo può essere abbastanza complesso, specie nelle forme moderate-severe e quando il problema riguarda un anziano o è stato misconosciuto a lungo. In genere, l'approccio terapeutico prevede la combinazione di interventi psicoterapici e farmacologici. La psicoterapia, singola e/o di gruppo, è finalizzata ad analizzare le cause alla base dell'accumulo e a rimuoverle, ad attenuare le componenti ansiose con strategie di rilassamento, a fornire strumenti per contrastare la tendenza a comportamenti d'accumulo e a definire una nuova modalità relazionale con i familiari, che possono essere coinvolti nel trattamento. Sul fronte farmacologico, sono utilizzati soprattutto antidepressivi della classe degli inibitori del sistema di recupero della serotonina (SSRI), anche in relazione alla frequente copresenza di disturbi dell'umore.


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