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Gioco d'azzardo patologico

Il gioco d'azzardo patologico è un fenomeno in crescita

Affidarsi alla fortuna di tanto in tanto, provare la sottile ebrezza di veder emergere la combinazione vincente di frutti o simboli su una schedina del gratta e vinci o sul display di una slot machine o tentare di azzeccare la serie di numeri milionaria che potrebbe cambiare la vita non è soltanto lecito, ma divertente e stimolante, quindi, di per sé, per nulla condannabile.

A patto che ciò avvenga effettivamente di tanto in tanto, con un atteggiamento moderato e responsabile, nella consapevolezza che le probabilità di perdere sono infinitamente superiori a quell'unica di vincere, e "giocando il giusto", ossia una cifra compatibile con le proprie finanze e che non metta a rischio il bilancio familiare.

Purtroppo, in una quota piccola, ma non trascurabile, di persone questo approccio "sano" ai giochi d'azzardo (così definiti poiché il loro esisto dipende in tutto e per tutto dal caso e non dall'abilità né dalle competenze individuali) cede il passo a situazioni problematiche, quando non addirittura patologiche (Approfondisci con la scheda "Come riconoscere il giocatore d'azzardo patologico").

In questi casi, si parla di ludopatia: una vera e propria malattia psichiatrica che fino a poco tempo fa era inclusa nell'ampio gruppo dei disturbi da discontrollo degli impulsi, come il disturbo ossessivo compulsivo (DOC), e che più di recente è stata riclassificata nell'ambito delle dipendenze (vedi - Definizione ufficiale di Gioco d'Azzardo Patologico (GAP)*. Nel caso del gioco, la compulsione/dipendenza, più o meno severa, induce a giocare in modo del tutto irragionevole e incontrollato, anche se non si hanno risorse economiche sufficienti a compensare le perdite, ritrovandosi quindi ben presto seriamente indebitati e in condizioni di seria difficoltà familiare, professionale e sociale.


I dati del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri

In base ai dati del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in Italia, le persone in cura per gioco patologico nelle strutture pubbliche sono circa 5-6mila, ma a fare i conti con questo disturbo o con forme di gioco "problematico" sono sicuramente molte di più. Secondo una ricerca condotta dal Centro Interuniversitario per la Ricerca sulla genesi e sullo sviluppo delle Motivazioni Prosociali e Antisociali (CIRMPA) dell'Università "La Sapienza" di Roma e da IPSOS, su un campione di 2mila italiani rappresentativo della popolazione dei giocatori (stimata complessivamente in circa 23.500.000 soggetti e corrispondente a uomini e donne che nell'arco di 12 mesi hanno investito e vinto denaro giocando), i giocatori "problematici" nel 2012 erano l'1,65%, corrispondente a circa 790mila italiani adulti. Un dato intermedio nell'ambito delle prevalenze europee registrate negli ultimi anni (comprese tra lo 0,02% della Svizzera e il 2,2% dell'Irlanda del Nord - dati 2007), ma in crescita rispetto a una precedente rilevazione del 2008, che aveva stimato come "problematico" l'1,27% dei giocatori, pari a circa 590mila persone. Vale a dire: +200mila casi di ludopatia o pre-ludopatia in quattro anni.


Il fenomeno del gioco patologico preoccupa soprattutto a fronte della straordinaria diffusione delle sale gioco lungo tutta la Penisola, in particolare nei centri urbani, e del moltiplicarsi delle opzioni di gioco "soft" socialmente accettato e promosso dallo Stato, quindi implicitamente percepito come "autorizzato" e "sicuro". Benché, va sottolineato, non siano i giochi a fare il giocatore patologico, è indubbio che aumentare l'offerta espone a un maggior rischio di problematicità le persone già naturalmente propense ad assumere atteggiamenti compulsivi o a sviluppare dipendenza (Approfondisci con la scheda I fattori di rischio per lo sviluppo della ludopatia).

Sempre in base ai dati della ricerca CIRMPA-IPSOS, un ulteriore elemento che sembra aver favorito la diffusione dell'abitudine più o meno patologica al gioco è la crisi economica: paradossalmente, la minore disponibilità di denaro, la precarietà professionale e la perdita di speranza di poter migliorare le proprie condizioni attraverso il lavoro, la competenza e l'impegno hanno indotto molti a tentare più spesso la sorte, sognando vincite del tutto irrealistiche e raramente realizzabili.


E' necessaria maggiore consapevolezza sui rischi legati al gioco d'azzardo

Per tentare di evitare che la situazione degeneri senza togliere all'ampia popolazione di "giocatori responsabili" il piacere di sfidare occasionalmente la fortuna, il Governo italiano negli ultimi anni sta cercando di perfezionare le norme che regolamentano l'apertura e la distribuzione sul territorio delle sale gioco autorizzate e di promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi associati al gioco d'azzardo di qualunque tipo, attraverso campagne di informazione/educazione. Inoltre, per il triennio 2013-2015 il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri ha definito un piano d'azione nazionale strutturato, indirizzato a monitorare il settore giochi in Italia e a tutelare le fasce più deboli e a rischio (Approfondisci con la scheda Il piano nazionale 2013-15 Gioco d'Azzardo Patologico - GAP).

In mezzo a tante discussioni e polemiche politiche, economiche e sociali che costellano il mondo dei giochi, va comunque ricordato che la ludopatia è una malattia e che come tale va affrontata, sfruttando tutti i mezzi a disposizione, ossia interventi psicoterapici, farmaci e strategie di supporto, come i gruppi di auto-aiuto (Approfondisci con la scheda "Come affrontare il gioco d'azzardo patologico") Benché ancora non numerosissimi, i centri pubblici e privati che possono offrire interventi di qualità e aiutare a risolvere il problema del gioco patologico si stanno moltiplicando in tutte le Regioni italiane (Approfondisci con la scheda I Centri per la cura della dipendenza dal gioco d'azzardo). L'ideale è contattarli non appena ci si accorge che il proprio autocontrollo nei confronti di giochi e scommesse inizia a vacillare e che si sta spendendo più di quel che si potrebbe e vorrebbe.



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