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Gli oncologi sono una categoria ad alto rischio di Burn out tra i medici

I medici che si occupano di pazienti affetti dalle malattie più gravi, per le quali si rendono necessarie terapie lunghe, impegnative e, spesso, dall'esito incerto sono esposti a un elevato rischio di sviluppare "burn out". Una sorta di esaurimento psicoemotivo specifico dell'ambito sanitario, che porta i professionisti che ne sono vittima a sviluppare un atteggiamento estremamente negativo e sfiduciato nei confronti del proprio lavoro, con tratti fortemente depressivi e al limite del cinismo, fino a cercare di sfuggirlo in tutti modi. Oltre a ridurre sostanzialmente la qualità di vita di chi ne soffre e di chi gli sta accanto, il burn out rischia di avere ripercussioni fortemente negative sulle persone malate, perché può interferire con la qualità delle cure prestate e "spersonalizza" la relazione medico-paziente rendendola estremamente fredda e distaccata proprio nelle aree mediche nelle quali pazienti e familiari avrebbero bisogno di un supporto non soltanto professionale, ma anche umano. Un recente articolo pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Supportive Oncology focalizza l'attenzione su questa problematica, presente da sempre e ora resa ancora più significativa dai tagli alla spesa sanitaria e dalle condizioni di lavoro sempre più stressanti per medici e infermieri, sollecitando interventi mirati per prevenirla e risolverla. Quali? Gli Autori ricordano, innanzitutto, agli oncologi l'importanza di imparare a conoscere e a riconoscere le caratteristiche del burn out, di parlarne di più tra colleghi, confrontandosi apertamente sulle difficoltà e le emozioni vissute durante l'attività clinica quotidiana; poi, se necessario, di non rimandare troppo a lungo un incontro con uno specialista della patologia per ottenere un supporto mirato. Fondamentale è anche mantenere la capacità di "staccare la spina", allontanarsi psicologicamente dal proprio lavoro e ricaricarsi emotivamente grazie ad attività piacevoli, momenti di serena convivialità, allegria e svago, senza sentirsi in colpa, ma anzi nella piena consapevolezza che tutelare il proprio benessere e la propria gioia di vivere è una premessa indispensabile per prendersi cura degli altri nel migliore dei modi. Un consiglio che, a ben vedere, vale per tutti.

Fonte
Sanchez-Reilly S, et al. Caring for oneself to care for others: physicians and their self-care. J Support Oncol 2013;11(2):75-81.