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In aumento i casi di ansia insonnia e depressione

Otto milioni di italiani soffrono di disturbi d'ansia, quattro milioni di depressione unipolare, altri quattro di disturbi del sonno, oltre un milione di disturbo post-traumatico da stress. Cui si aggiungono i circa due milioni di persone con dipendenza da alcol e il numero imprecisato di chi ricorre, abitualmente od occasionalmente, a sostanze d'abuso, come cannabis, cocaina o altri composti psicotropi, spesso utilizzati più o meno consapevolmente come un'impropria e dannosa "autocura" di disturbi psichiatrici che meriterebbero un trattamento farmacologico e/o psicoterapico mirato. Cifre già elevate che rischiano di aumentare ulteriormente a causa degli stimoli ambientali negativi associati al perdurare della crisi economica, alle crescenti difficoltà lavorative e alla perdita di speranza che le cose possano cambiare. Ma al di là delle dimensioni del fenomeno, condivise da tutti i Paesi europei a prescindere dallo specifico contesto socioeconomico e culturale, ciò che preoccupa è il modestissimo numero di persone che chiedono aiuto allo specialista rispetto a quanti ne avrebbero bisogno. «Nonostante l'esistenza di interventi psicoterapeutici e farmacologici efficaci e sicuri», ha sottolineato Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP), durante la conferenza stampa organizzata da ONDA - Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna in occasione della Giornata mondiale della Salute mentale, celebrata come ogni anno il 10 ottobre, «meno della metà di chi soffre di un disturbo psichiatrico si rivolge a un medico (30-52% secondo le stime) e soltanto in un caso su dieci (8-16%) viene interpellato un professionista della salute mentale. Ancora più esiguo è il numero delle persone che riceve un trattamento adeguato per tipologia e durata (2-9%), ossia un ciclo di almeno otto sedute psicoterapiche e/o una terapia farmacologica di almeno un mese con visite di controllo periodiche. Anche quando ciò avviene, poi, inquadramento e cura sono nella maggior parte dei casi tardivi, ed è un grosso errore perché posticipare le cure favorisce il consolidamento del disturbo, ne riduce le possibilità di remissione in tempi brevi e comporta una sofferenza psicosociale, personale e familiare, evitabile». Per correggere questa situazione è sicuramente importante potenziare i servizi per la salute mentale sul territorio, renderli più accessibili e diffonderne la conoscenza da parte della popolazione, ma è anche essenziale che ciascuno presti maggiore attenzione ai segnali di disagio psichico, proprio o delle persone che gli sono più vicine, e superi il timore e la reticenza a parlarne con il medico di famiglia, affidandosi ai suoi consigli e lasciandosi indirizzare, se necessario, verso le strutture specialistiche più adatte. Soffrire di depressione, ansia, disturbi del comportamento alimentare o demenza non è una colpa e non deve essere motivo di vergogna: si tratta di malattie come tutte le altre e come tutte le altre meritano di essere diagnosticate e trattate presto e in modo appropriato.

Fonte
ONDA - Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna