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Un nuovo approccio contro i disturbi alimentari

Un nuovo approccio di "riabilitazione cognitiva" (Cognitive Remediation Therapy, CRT) sembra in grado di migliorare gli esiti clinici degli interventi tradizionalmente utilizzati per il recupero dei disturbi del comportamento alimentare e la qualità di vita complessiva dei pazienti che ne soffrono. Inserita nel contesto della presa in carico multidisciplinare composta da rieducazione nutrizionale, monitoraggio medico, terapia cognitivo-comportamentale e supporto farmacologico, la riabilitazione cognitiva, finalizzata ad aumentare la "flessibilità cognitiva" tipicamente scarsa in chi soffre di anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder), ha dimostrato di potenziare i benefici ottenibili con le terapie di base, che restano comunque indispensabili e che devono essere avviate il più precocemente possibile. A segnalarlo è uno studio condotto presso il Centro Nazionale per i Disturbi del comportamento alimentare di Leidschendam (Paesi Bassi) su 82 pazienti, randomizzati per il trattamento convenzionale da solo o abbinato a riabilitazione cognitiva. Tutte le persone coinvolte sono state valutate sul fronte della flessibilità e della coerenza cognitive, degli aspetti psicopatologici dello specifico disturbo alimentare presente, della motivazione alle cure, della qualità di vita e dell'autostima, all'inizio dello studio e dopo sei settimane e dopo sei mesi di terapia. Dalla valutazione è emerso che il miglioramento della "flessibilità cognitiva", corrispondente non tanto alla capacità di modificare il "che cosa" si pensa ma il "come" si pensa, era accompagnato da una maggiore capacità di ripristinare un approccio non patologico al cibo e a una qualità di vita meno deteriorata. Ad avvantaggiarsi maggiormente dell'aggiunta della CRT sono stati i pazienti inizialmente caratterizzati da una più elevata "rigidità" mentale e meno propensi a modificare spontaneamente i processi cognitivi implicati nell'interpretazione della realtà e della percezione di se stessi. Studi successivi su casistiche più ampie di pazienti con disturbi del comportamento alimentare aiuteranno a definire meglio le modalità di applicazione di questa strategia e il suo livello di efficacia, nonché a comprendere se il deficit neuropsicologico alla base della scarsa flessibilità cognitiva sia una causa o una conseguenza della malattia.

Fonte
Dingemans AE, et al. Cognitive Remediation Therapy in Patients with a Severe or Enduring Eating Disorder: A Randomized Controlled Trial. Psychother Psychosom 2014;83:29-36.


Pubblicato il 20 febbraio 2014