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Colpi alla testa e rischio di disturbo post-traumatico da stress

I colpi alla testa, anche di intensità non elevatissima, come quelli che possono capitare cadendo dalle scale, dalla bicicletta o scivolando su un pavimento bagnato, possono aumentare il rischio di sviluppare il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) in occasione di eventi violenti vissuti in prima persona o ai quali si è assistito, rimanendone profondamente scossi o sentendosi comunque in qualche modo in pericolo. A individuare questa ulteriore buona ragione per evitare traumi cranici, oltre a quella già nota di un aumento del rischio di sviluppare demenza in età avanzata, è uno studio condotto su 1648 militari del Corpo navale americano, inviati in missione in Iraq o Afghanistan tra il 2008 e il 2010. Tutti i partecipanti sono stati intervistati per ottenere informazioni relative a eventuali precedenti episodi di PTSD e traumi cranici un mese prima della missione, della durata prefissata di sei mesi, e successivamente tra tre e sei mesi dal rientro. Nella prima intervista, oltre la metà dei militari (56,8%) ha segnalato il fatto di aver subito traumi cranici non trascurabili in precedenza. Durante la permanenza sul luogo dell'azione militare circa un marinaio su cinque (19,8%) ha sperimentato un colpo alla testa di una certa rilevanza. Nella maggior parte dei casi il trauma ha comportato un'amnesia transitoria della durata inferiore alle 24 ore (87,1%) e una perdita di coscienza inferiore ai 30 minuti (94,9%). Questa tipologia di trauma è stata considerata lieve/moderata. Valutando la probabilità dei marinai di andare incontro a PTSD dopo il rientro in Patria con una scala apposita, la Clinician-Administered PTSD Scale (CAPS), i ricercatori hanno osservato che il fatto di aver subito traumi cranici durante la missione rappresentava il principale fattore di rischio per lo sviluppo di PTSD a 3-6 mesi dalla fine delle azioni militari. In particolare, i traumi relativamente lievi (ma comunque associati a momentanea perdita di memoria e coscienza) aumentavano il punteggio CAP (quindi la probabilità di PTSD) di 1,23 punti, mentre i colpi più severi di ben 1,73 punti. L'effetto negativo è apparso particolarmente marcato tra i militari con bassi punteggi CAP iniziali, che vedevano praticamente raddoppiare il rischio individuale di andare incontro a PTSD. A che cosa serve questa informazione nella vita di tutti i giorni? Quantomeno ad aumentare le cautele e le misure protettive alla testa nelle situazioni in cui i traumi sono più probabili, quindi sui luoghi di lavoro a rischio, mentre si praticano sport di contatto o con attrezzi potenzialmente lesivi, quando ci si sposta in bicicletta e così via.

Fonte
Yurgil KA, et al. Association between traumatic brain injury and risk of posttraumatic stress disorder in active-duty marines. JAMA Psychiatry 2014;71(2):149-57.

Pubblicato il 7 marzo 2014