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Depressione negli anziani dopo ricoveri ospedalieri e cali di udito

C'è una ragione in più per cercare di prevenire ricoveri ospedalieri e cali di udito tra gli anziani. Due recenti studi statunitensi indicano che queste due evenienze costituiscono un significativo fattore di rischio per lo sviluppo di depressione in età avanzata, con tutto quel che ne consegue in termini di riduzione della qualità di vita, peggioramento della memoria e delle prestazioni intellettive, disturbi del sonno, minore autonomia nelle attività quotidiane e maggior tendenza a sviluppare disturbi fisici più o meno importanti di vario tipo. Il primo studio ha esaminato la correlazione tra ospedalizzazione per tutte le cause e calo del tono dell'umore in circa 7200 over65, già coinvolti nel National Health and Aging Trends Study, un'indagine intrapresa nel 2011 per valutare l'evoluzione dello stato di salute degli anziani americani residenti in comunità. Dall'analisi è emerso che, dopo aver tenuto conto di variabili sociodemografiche e cliniche potenzialmente interferenti, le persone che erano state ricoverate nei 12 mesi precedenti la valutazione presentavano un rischio aumentato del 60% di sviluppare sintomi depressivi e del 42% di andare incontro a demenza. «Sembra esistere una relazione bidirezionale tra salute mentale precaria ed esiti medici negativi» ha sottolineato Dimitry Davydow dell'Università di Washington (Stati Uniti), primo autore dello studio. «Tra le persone anziane, demenza e depressione sembrano incrementare il rischio di ricovero ospedaliero, che a sua volta sembra portare a un incremento delle probabilità di un ulteriore declino cognitivo o depressione e conseguenti nuove ospedalizzazioni». Un circolo vizioso che è importante disinnescare sul nascere, prestando più attenzione al benessere psicologico degli anziani e ricorrendo, ove necessario, a terapie antidepressive specifiche. Il secondo studio ha invece esaminato la relazione tra perdita dell'udito e depressione, focalizzandosi sugli ultrasettantenni arruolati nell'indagine nazionale National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) tra il 2005 e il 2010. In questo caso, quadri di depressione da moderata a severa sono stati riscontrati nel 4,9% degli anziani con udito eccellente, nel 7,9% di quelli con udito buono e nell'11,4% di coloro che lamentavano difficoltà uditive di vario grado o una vera e propria invalidità. Preso come riferimento il rischio di sviluppare depressione degli anziani con udito eccellente, il rischio aggiuntivo determinato da cali dell'udito era pari al 40% per chi aveva un udito buono, al 70% per chi aveva qualche difficoltà uditiva e a ben il 140% per chi aveva disturbi dell'udito un po' più severi. Stranamente, invece, chi presentava un calo dell'udito più consistente sembrava esposto a un aumento del rischio di depressione meno accentuato, pari a circa il 50%. Anche in questo caso, comunque, il messaggio è chiaro: il tono dell'umore degli anziani un po' duri d'orecchio non va trascurato.

Fonti

  • Davydow DS, Zivin K, Langa KM. Hospitalization, depression and dementia in community-dwelling older Americans: findings from the National Health and Aging Trends Study. Gen Hosp Psychiatry 2014;36(2):135-41. doi:10.1016/j.genhosppsych.2013.11.008..
  • Li CM, Zhang X, Hoffman H, et al. Hearing impairment associated with depression in US adults, National Health and Nutrition Examination Survey 2005-2010. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg 2014; doi:10.1001/jamaoto.2014.42.

 

Pubblicato il 27 marzo 2014