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Mangiare pesce riduce il rischio di depressione nelle donne

Mangiare pesce riduce il rischio di depressione nelle donne

Lo dicono tutti, da sempre: mangiare pesce fa bene. Non soltanto al corpo, ma anche alla psiche e, soprattutto, al tono dell'umore delle donne. Un recente studio nazionale australiano indica, infatti, che, accanto ai noti benefici sul fronte della salute cardiovascolare e metabolica, un maggior consumo di pesce al posto di carni rosse e altri alimenti di origine animale si associa a una riduzione del rischio di andare incontro a depressione nel corso della vita, con un vantaggio direttamente proporzionale alla quantità di pesce assunto con la dieta.

Ma soltanto se si appartiene al sesso femminile. Per gli uomini niente da fare: si devono accontentare della protezione offerta da guazzetti, grigliate e crudi di mare a cuore e arterie, beneficio comunque da non disdegnare. Alla conclusione i ricercatori sono arrivati analizzando le abitudini alimentari di circa 1.400 persone di età compresa tra 26 e 36 anni al momento dell'arruolamento (38% uomini), attraverso la somministrazione di questionari da ben 127 domande, nove delle quali focalizzate sul consumo di pesce. Dopo questa prima valutazione, avvenuta tra il 2004 e il 2006, i partecipanti sono stati ricontattati telefonicamente tra il 2009 e il 2011 per raccogliere informazioni relativamente ad abitudini alimentari, stile di vita e tono dell'umore, con particolare riferimento all'eventuale esperienza di episodi di depressione (depressione maggiore o distimia, definite secondo il DSM-IV). Dall'analisi è emerso che nel periodo considerato 160 (18,8%) donne e 70 (13,1%) uomini avevano attraversato almeno un periodo di depressione clinica.

Nelle donne, ogni settimana in cui veniva consumato pesce almeno una volta è risultata associata a una riduzione del rischio di depressione del 6%, ma se nelle stesse settimane il pesce veniva mangiato due o più volte il beneficio sul tono dell'umore si moltiplicava, fino ad arrivare a una riduzione del rischio di depressione maggiore o distimia di ben il 25%. Un vantaggio che non è stato, invece, osservato negli uomini e che ribadisce la specificità dell'eziopatogenesi dei disturbi dell'umore nei due sessi.

Naturalmente, non ci si può aspettare che sia sufficiente mangiare pesce ogni giorno per tutelarsi da una malattia dall'origine multifattoriale complessa come la depressione, che chiama in causa tutta una serie di componenti genetiche, ambientali e culturali variamente interagenti tra loro, ma a fronte delle prove offerte dai ricercatori australiani perché non provare qualche nuova ricetta di mare? Il piacere di un buon piatto di pesce sarà comunque qualcosa di cui gioire, anche nella consapevolezza di prendersi cura della propria salute su più fronti.

Fonte: Smith KJ et al. Longitudinal Associations Between Fish Consumption and Depression in Young Adults. Am J Epidemiol, 2014; 179(10):1228-35. doi:10.1093/aje/kwu050 

Pubblicato in data 07/07/2014