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Ecco le linee guida della depressione post partum

Un'esperienza meravigliosa. Per molte donne la gravidanza e i primi mesi di vita del bambino rappresentano effettivamente un periodo di grande serenità, benessere ed energia, che le rende capaci di superare con il sorriso ogni nuova responsabilità e difficoltà pratica. In molti casi, tuttavia, si verifica esattamente l'opposto. In base alle stime, in Italia ben il 16% delle donne soffre di disturbi psichiatrici nel periodo della maternità, con percentuali variabili dal 10% al 23% durante la gravidanza e dal 10% al 40% nel post partum. A farla da padrone sono i disturbi dell'umore, la depressione post partum in particolare (che può comparire nelle prime settimane o insorgere alcuni mesi dopo la nascita del bambino), e le sindromi ansiose. Ma non bisogna dimenticare le innumerevoli sfumature del "baby blues" (troppo spesso considerato fisiologico e quindi trascurato da familiari e medici) e le psicosi, più rare (un caso ogni 1000 parti), ma estremamente rischiose per la salute di mamma e bambino. Per offrire un miglior supporto alle donne a rischio di disagio psichico in gravidanza e dopo il parto, l'Osservatorio Nazionale per la Salute della Donna (ONDA), avvalendosi della collaborazione scientifica degli specialisti dei Centri aderenti al progetto "A Smile For Moms" ha realizzato Overcoming postnatal depression, le prime linee guida italiane di riferimento per il personale sanitario.
«Linee guida di questi tipo», spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, «esistono da tempo in Europa e nei Paesi anglosassoni, ma era indispensabile rendere razionale quanto già prodotto, adattandolo alle problematiche italiane. Oggi, dopo otto anni di lavoro ed esperienza dei Centri specializzati, vedono finalmente la luce. Basate sulla conoscenza clinica e di ricerca e su linee guida internazionali, ma filtrate con la realtà italiana, queste linee guida sono dedicate agli operatori sanitari che entrano a contatto con la donna durante la maternità (medico di base, ginecologo, neonatologo, pediatra) per aiutarli a identificare i fattori di rischio e protettivi per lo sviluppo di una psicopatologia nella donna, a riconoscere il disturbo e a dare indicazioni rispetto all'iter di cura prima di inviare la donna allo specialista (psichiatra o psicologo). Finora, in questo delicato percorso si doveva procedere a tentoni. Da oggi, sarà possibile dare una lettura della problematica aderente all'identità scientifica, non basata su valutazioni e interpretazioni soggettive».

Fonte:
ONDA