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Il declino cognitivo negli over-65

Soprattutto quando vivono soli e non sono sufficientemente supportati da figli o badanti, gli anziani tendono a nutrirsi poco e male. Per molte ragioni. La percezione di odori e sapori si riduce, facendo diminuire l'appetito; fare la spesa ogni giorno per rifornirsi di alimenti freschi e cucinare piatti invitanti può diventare un peso; specifiche malattie possono interferire ulteriormente con il desiderio o la possibilità di nutrirsi, aumentare il fabbisogno di elementi specifici oppure ostacolarne l'assorbimento intestinale. La situazione può poi degenerare se è presente una lieve depressione non diagnosticata che fa sentire più stanchi e giù di corda, togliendo ogni stimolo a prendersi cura di sé. Oltre che uno scadimento fisico generalizzato, questi atteggiamenti possono comportare un'accelerazione del declino cognitivo e non soltanto per ragioni di ordine psicologico. Se la qualità della dieta è molto scarsa, perdita di memoria, ridotta capacità di concentrazione, affaticamento e, talvolta, confusione mentale possono dipendere da un deficit di vitamina B12, così come altre manifestazioni particolarmente negative negli anziani, come la diminuzione della pressione arteriosa, della forza muscolare e dell'equilibrio (con conseguente aumento del rischio di cadute e fratture), l'affaticamento e il calo del tono dell'umore. In aggiunta, livelli di vitamina B12 insufficienti determinano un innalzamento dei valori di omocisteina nel sangue, da tempo correlati a un maggior rischio cardiovascolare e alla malattia di Alzheimer. Al momento, non ci sono prove definitive che l'assunzione di supplementazioni specifiche possa tutelare da queste malattie, ma diversi studi sottolineano l'importanza di arricchire la dieta di cibi freschi di origine animale (latticini, carne, pesce, uova), che ne sono ricchi.

Fonte
The New York Times, 28 novembre 2011