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Lutto da non trascurare soprattutto negli anziani

Affrontare un lutto non è semplice a nessuna età, ma la perdita di una persona cara, soprattutto quando si tratta del compagno di una vita, può essere particolarmente difficile quando si è anziani. Se è vero, infatti, che l'avanzare dell'età si associa a una maggiore saggezza e a una più profonda conoscenza di sé, che dovrebbero aiutare a superare meglio i momenti emotivamente difficili, altrettanto vero è che dopo i 60-70 anni le energie psicofisiche progressivamente si riducono e ciò rende più vulnerabili agli eventi dolorosi. In aggiunta, l'interruzione dell'attività lavorativa e la vita sociale tendenzialmente meno vivace sottraggono potenziali stimoli positivi esterni, in grado di supportare l'elaborazione del lutto e la definizione di un nuovo equilibrio psicologico e di vita.

Rimanere vedovi dopo 30 o 40 anni di matrimonio espone, quindi, a un elevato rischio di sviluppare un "lutto patologico", ossia uno stato di prostrazione e depressione che non si risolvono fisiologicamente nell'arco di 6-12 mesi come di norma avviene nella maggior parte delle persone, ma che si trasformano in un vero e proprio disturbo psichiatrico accompagnato dal ricordo pervasivo della persona defunta, dall'incapacità di prendere un'adeguata distanza dalla vita precedente e di ricostruirsene una propria, comunque appagante e positiva, nonostante l'inevitabile dispiacere. Spesso il lutto patologico ha serie ripercussioni anche sulla salute fisica perché i sintomi depressivi che lo caratterizzano portano a trascurarsi, a mangiare poco o male, a soffrire di disturbi del sonno, a non assumere eventuali terapie necessarie per la cura di patologie specifiche. A risentirne sono anche le capacità cognitive, con un aumento del rischio di sviluppare demenza.

Finora, per gestire il lutto patologico sono stati utilizzati farmaci antidepressivi oppure la psicoterapia per brevi periodi: i primi con un certo successo, la seconda con modesti risultati. Un recente studio pubblicato su una delle riviste scientifiche di riferimento dei medici americani, JAMA Psychiatry, indica che un nuovo approccio psicoterapico specificamente focalizzato sugli aspetti psicoemotivi e relazionali messi in crisi dalla perdita della persona cara può favorire l'elaborazione del lutto in modo più rapido ed efficace. A differenza della psicoterapia classica, essenzialmente sviluppata per supportare i pazienti affetti da depressione, la nuova tecnica allarga lo sguardo, indagando tutti i sintomi del lutto patologico e tutte le aree deficitarie. Nello studio sono state esaminate 151 persone con un'età media di 66 anni, andate incontro a lutto patologico tra dicembre 2008 e gennaio 2013: 74 sono state trattate con il nuovo approccio psicoterapico; 77 con la psicoterapia classica. Entrambi gli interventi prevedevano dodici sedute. Dopo 20 settimane, la valutazione dello stato psicoemotivo con una scala validata (Improvement subscale of the Clinical Global Impression Scale) ha indicato che la risposta favorevole al nuovo metodo era stata più che doppia rispetto a quella nei confronti della psicoterapia convenzionale. Analisi secondarie hanno, inoltre, evidenziato un più significativo miglioramento dei sintomi in un maggior numero di pazienti (64,1% vs 35,2%). Anche la psicoterapia focalizzata sul lutto può essere combinata con trattamenti farmacologici, generalmente a base di antidepressivi, nei casi più severi o quando la componente depressiva è predominante.

A prescindere dall'approccio usato, comunque, una cosa è certa: anche dopo un grave lutto bisogna tornare a vivere e se si ha la sensazione di non farcela da soli, bisogna rivolgersi agli specialisti che possono offrire un aiuto competente e concreto.

Fonte: Shear MK et al. Treatment of Complicated Grief in Elderly Persons: A Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry, 2014; doi:10.1001/jamapsychiatry.2014.1242

Pubblicato in data 3/11/2014