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L'insonnia moltiplica il rischio di ipertensione

Insonnia

Stanchezza fisica e mentale, nervosismo, irritabilità, depressione, scarso rendimento, alterazioni dell'appetito, riduzione delle difese immunitarie. Sono molti, ma non gli unici problemi cui possono andare incontro le persone che soffrono di insonnia o che tendono a dormire poco e male per le ragioni più diverse. Anche la salute cardiovascolare può risentirne, specie in termini di aumentato rischio di sviluppare ipertensione arteriosa, con tutto quel che ne consegue in quanto a maggior probabilità di andare incontro a infarto miocardico, ictus cerebrale e danni renali.

A confermare e quantificare l'impatto negativo della deprivazione di sonno sull'apparato cardiovascolare è uno studio condotto in collaborazione tra ricercatori della Sichuan University di Chengdu (Cina) e la Pennsylvania State University College of Medicine di Hershey (Stati Uniti) che ha confrontato i valori di pressione arteriosa di 219 persone adulte affette da insonnia cronica (definita come la difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno per un sufficiente numero di ore, persistente per un periodo di almeno sei mesi) e 96 volontari sani non insonni. I partecipanti di entrambi i gruppi sono stati valutati nell'ambito di una visita medica e definiti normotesi se erano presenti valori pressori ≤139/89 mmHg oppure ipertesi se i valori pressori erano ≥ 140/90 mmHg e/o era in corso una terapia con farmaci antipertensivi.

Tutti i partecipanti sono stati, quindi, sottoposti a un esame polisonnografico durante una notte in laboratorio, per valutare durata e caratteristiche dell'addormentamento e delle diverse fasi del sonno, seguito dalla somministrazione di un test specifico chiamato Multiple Sleep Latency Test (MSLT), in grado di valutare il grado di "iperattivazione" individuale. Secondo l'ipotesi di lavoro dei ricercatori, proprio la presenza di un'eccessiva "iperattivazione", per definizione associata a un aumento dello stato di allerta, degli ormoni dello stress e della difficoltà a prendere sonno o a mantenerlo, sarebbe l'anello di congiunzione tra insonnia e aumento del rischio di sviluppare ipertensione. In effetti, dall'analisi dei risultati, il legame sembrerebbe più che confermato.

Dopo aver corretto per note variabili potenzialmente confondenti quali l'età, il sesso, l'indice di massa corporea (BMI), l'indice di apnea-ipopnea (relativo alla qualità della respirazione), la presenza diabete, l'abitudine al fumo, il consumo di alcolici e caffeina, si è osservato che, rispetto a chi aveva un sonno "normale" e un tempo di addormentamento MSLT ≤ 14 minuti (corrispondente a un grado di "iperattivazione" fisiologico), chi aveva un MSLT > 14 minuti (corrispondente a un grado di "iperattivazione" che rende difficile addormentarsi) presentava un rischio più che triplicato di sviluppare ipertensione arteriosa (+327%). È stato osservato, inoltre, che l'effetto deleterio dell'insonnia cresceva con l'aumentare del livello di "ipertattivazione", al punto che tra chi aveva un MSLT > 17 il rischio di ipertensione era più che quadruplicato (+433%).

Fonte: Li Y et al. Insomnia With Physiological Hyperarousal Is Associated With Hypertension. Hypertension, 2015; 65(3):644-50. doi:10.1161/HYPERTENSIONAHA.114.04604

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