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Un nuovo nome contro lo stigma della schizofrenia

La schizofrenia necessita di un nuovo nome

Le parole sono importanti. Non soltanto in relazione al loro significato specifico, ma anche, e in alcuni casi soprattutto, per le connotazioni che assumono nell'immaginario collettivo nel corso dei decenni. È partendo da questa considerazione che molti psichiatri e pazienti a livello internazionale stanno chiedendo che la schizofrenia inizi a essere chiamata con un altro nome, nell'intento di rimuovere lo stigma sociale e culturale legato a questo termine, favorire una migliore conoscenza e comprensione della malattia da parte dell'opinione pubblica e una più efficace comunicazione all'interno della classe medica.

A esaminare concretamente questa possibilità ha pensato un gruppo di esperti, guidato da Antonio Lasalvia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI) di Verona e del Dipartimento di Salute pubblica e Medicina di comunità dell'Università Verona, attraverso una revisione dei 47 principali studi sull'argomento reperibili nelle banche dati PubMed e PsychInfo all'aprile 2014. Dall'analisi, non è emerso il nuovo nome della patologia, che potrà essere individuato soltanto a seguito di un approfondito confronto e un esteso consenso a livello internazionale, ma alcune considerazioni e linee di indirizzo per orientare la ricerca semantica. In particolare, secondo Lasalvia et al. l'approccio più conservativo e, in linea di principio più accettabile dalla classe medica, consiste nell'utilizzare un eponimo al posto del termine schizofrenia, ormai ritenuto scorretto anche dal punto concettuale alla luce delle conoscenze acquisite sulla patologia nell'ultimo secolo e delle recenti evoluzioni sul piano riabilitativo e terapeutico.

Assegnare una diagnosi di "mente scissa" allude, infatti, a una condizione irrimediabile, drammatica e definitiva, inducendo in pazienti, familiari e medici un atteggiamento rinunciatario nei confronti del trattamento e in chi sta intorno una visione estremamente negativa della malattia, che di certo non aiuta l'integrazione sociale e, nei limiti del possibile, il recupero. Tra le proposte alternative suggerite negli studi esaminati: malattia di Kraepelin-Bleuler (Kraepelin-Bleuler Disease, KBD); disturbo di integrazione neuro-emotiva (Neuro-Emotional Integration Disorder, NEID); sindrome di disregolazione rilevante (Salience Dysregulation Syndrome); sindrome di distorsione cognitiva e della realtà a insorgenza giovanile conativa (Youth onset CONative, COgnitive and Reality Distortion syndrome, CONCORD); sindrome di percezione disfunzionale (Dysfunctional Perception Syndrome, DPS); sindrome di suscettibilità psicotica (Psychosis Susceptibility Syndrome, PSS); sindrome di Bleuler (Bleuler's Syndrome).

Purtroppo, come sottolineano gli stessi autori, a fronte di una reale necessità di cambiamento la scelta del nuovo nome sarà alquanto laboriosa e la stessa possibilità di avviare un confronto sul tema non così scontata. Diversamente dal Giappone, dove dal 2005 per la schizofrenia si utilizza già una dicitura ufficiale alternativa (togo-shitcho-sho = sindrome di disregolazione dell'integrazione), negli Stati Uniti, l'American Psychiatric Association (APA) appare molto poco propensa a introdurre innovazioni sul tema, come testimoniato dalla persistenza del termine nel neonato DSM-V (versione aggiornata del testo di riferimento internazionale per la classificazione delle malattie psichiatriche).

Fonti: Lasalvia A et al. Should the label "schizophrenia" be abandoned? Schizophr Res, 2015; 162(1-3):276-84. doi:10.1016/j.schres.2015.01.031.

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Pubblicato in data 13 Aprile 2015