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Il coinvolgimento sociale protegge dal declino cognitivo

Interazione sociale fra anziani

Nonostante intense ricerche sul tema, ad oggi, non si ha a disposizione nessun farmaco realmente efficace per contrastare il declino cognitivo associato all'invecchiamento né le diverse forme di demenza senile, a partire alla malattia di Alzheimer. Questa è la brutta notizia. Ma ce n'è anche una buona e rassicurante. Un numero crescente di studi indica, infatti, che la funzionalità cerebrale in generale e la memoria in particolare possono essere protette se ci si mantiene attivi, non soltanto dal punto di vista intellettivo (leggendo, studiando, imparando nuove lingue o acquisendo nuove competenze in ambito professionale o per il puro piacere di farlo), ma anche sul piano fisico e dell'interazione sociale.

L'ultimo studio pubblicato, in ordine di tempo, a segnalare i vantaggi cerebrali offerti delle relazioni interpersonali e dal coinvolgimento sociale finalizzato sono i risultati del Baltimore Experience Corps Trial, indagine condotta nell'ambito del Brain Health Study, su 111 uomini e donne privi di problemi intellettivi all'arruolamento e randomizzati per il coinvolgimento in un programma di promozione della salute sociale intergenerazionale della durata di due anni (58 partecipanti) o per la sola osservazione (53 partecipanti). Il programma prevedeva, in particolare, che gli anziani fossero inviati nelle scuole pubbliche dell'area di Baltimora (Stati Uniti) carenti di personale per supportare gli insegnanti, aiutando i bambini a imparare a leggere nelle biblioteche scolastiche. Lo stato di salute cerebrale di tutti i partecipanti (età media all'inizio dello studio 67,2 anni) è stato valutato all'arruolamento e, quindi, annualmente, indagando diversi biomarcatori neurologici, compresi il volume dell'ippocampo, area del cervello fondamentale per la memoria, e della corteccia cerebrale.

Dall'analisi è emerso che, rispetto al gruppo di controllo nel quale il volume cerebrale tendeva a diminuire nell'arco dei due anni considerati, tra gli uomini inclusi nel gruppo che partecipava al programma di interazione sociale è stato riscontrato un aumento del volume sia dell'ippocampo sia della corteccia variabile dallo 0,7% all'1,4%. Anche tra le donne incluse nel gruppo di intervento si è osservato un aumento del volume cerebrale contro un declino dell'1% registrato nel gruppo di controllo, ma il beneficio è stato meno marcato (0,3%-0,54%) di quello verificato nei coetanei maschi e riscontrato soltanto a partire dal secondo anno di attività nelle scuole.

Non sarà molto, ma considerati la difficoltà di ottenere miglioramenti in questo ambito e i benefici dell'interazione sociale anche su altri aspetti importanti della qualità di vita degli anziani (in particolare, sul piano affettivo, del tono dell'umore, della motivazione, dell'autostima, ecc.) puntare su strategie di questo tipo per frenare il declino intellettivo associato all'invecchiamento è sicuramente raccomandabile e utile.

Fonte: Carlson M et al. Impact of the Baltimore Experience Corps Trial on cortical and hippocampal volumes. Alzheimers Dement, 2015; doi:10.1016/j.jalz.2014.12.005

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Pubblicata il 4 Maggio 2015