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Dieta chetogena come possibile strategia contro la schizofrenia

Dieta Chetogena contro lo schizofrenia

La dieta chetogena è stata proposta per la prima volta alla fine degli anni '70, come supporto alla terapia farmacologica nei bambini affetti da epilessia, in seguito al riscontro di una minore frequenza degli attacchi epilettici e di un migliore esito globale a lungo termine tra i pazienti che seguivano un'alimentazione a basso tenore di carboidrati e proteine e ad alto contenuto di lipidi.

I benefici della stessa dieta negli adulti epilettici sono meno chiari e, comunque, ridotti dai rischi associati all'elevato apporto di grassi mantenuto a lungo termine, particolarmente sfavorevole per la salute cardiovascolare e il metabolismo globale.

Un recente studio condotto presso la James Cook University di Townsville (Australia) suggerisce ora che la dieta chetogena potrebbero essere vantaggiosa anche nelle persone affette da schizofrenia, disturbo psichiatrico tendenzialmente severo e progressivo, soltanto parzialmente controllabile con le opzioni terapeutiche disponibili.

Le evidenze a supporto dell'impiego di questo regime alimentare, al momento, sono state ottenute soltanto in modelli animali di schizofrenia e non in pazienti interessati da questa condizione, ma secondo gli Autori gli effetti ottenuti su alcuni sintomi chiave della malattia dovrebbero indurre a testare questa strategia anche nell'uomo.

In sostanza, confrontando il comportamento di topi con un'attività cerebrale simile a quella dei pazienti schizofrenici alimentati principalmente con grassi, con quello di topi simili nutriti in modo standard, i ricercatori hanno osservato una riduzione dell'iperattività, dei comportamenti stereotipati e dell'atassia (scarsa coordinazione muscolare con conseguente difficoltà nell'eseguire movimenti volontari) e un netto miglioramento dell'interazione sociale e della memoria spaziale (necessaria per l'orientamento) negli animali trattati con dieta chetogena.

Questi cambiamenti sono risultati associati a un aumento dei livelli di corpi chetogeni nel sangue (derivati dalla degradazione dei grassi a scopo energetico, in sostituzione di carboidrati e proteine) e a una riduzione di quelli del glucosio, nonché a una tendenziale perdita di peso. Oltre a indicare una nuova potenziale via, aggiuntiva ai farmaci, per ottenere un miglior controllo della schizofrenia, questi risultati confermano le indicazioni ottenute in studi precedenti di una correlazione tra alterazione del metabolismo energetico (in particolare, quello basato sul glucosio) e sviluppo della malattia psichiatrica.

Approfondire questo legame potrebbe aprire la strada a nuove strategie nutrizionali e/o farmacologiche per il trattamento di un disturbo severo e progressivamente invalidante, ancora privo di risposte terapeutiche soddisfacenti.

Fonte:
Kraeuter AK et al. Ketogenic diet reverses behavioral abnormalities in an acute NMDA receptor hypofunction model of schizophrenia. Schizophr Res, 2015; ;169(1-3):491-3. doi:10.1016/j.schres.2015.10.041

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Pubblicato il 18 gennaio 2016