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Minor depressione e migliori prestazioni cognitive per gli anziani attivi

I benefici dell'attività fisica per gli anziani

Essere attivi mantiene in forma; aiuta a contrastare sovrappeso, dislipidemie e diabete, riducendo il rischio cardiovascolare; migliora la funzionalità cardiopolmonare; permette di preservare la massa muscolare e contrasta l'impoverimento osseo e l'osteoporosi; aiuta a mantenere la coordinazione, l'equilibrio e una maggiore prontezza dei riflessi, contribuendo a prevenire cadute e traumi; migliora l'efficienza metabolica, regola l'appetito e il transito intestinale; rilassa e favorisce il sonno.

Non bastassero queste motivazioni per raccomandare agli anziani di muoversi un po' ogni giorno, compatibilmente con l'età e le potenzialità individuali, due recenti studi aggiungono altre due validissime ragioni per alzarsi dalla poltrona e uscire a passeggiare, fare un giro in bicicletta, nuotare, andare in palestra o curare il giardino.

La prima è che le persone tra i 65 e 75 anni che si muovono regolarmente, con una certa intensità, sono esposte a un rischio nettamente inferiore di sviluppare depressione, e ciò vale sia per chi è autonomo e in condizioni di salute complessivamente buone sia per chi presenta un certo grado di invalidità.

A segnalarlo sono i risultati di uno studio che ha analizzato lo stile di vita più o meno attivo di circa 3.500 anziani residenti nella città di New York (misurato con la scala validata Physical Activity Scale for the Elderly, PASE), monitorandone il profilo psicologico per tre anni.

Dalla valutazione è emerso che le persone che mantenevano livelli di attività fisica più elevati avevano il 69% di probabilità in meno di sviluppare depressione rispetto al sottogruppo più sedentario, mentre per le persone mediamente attive questo rischio era ridotto di circa il 50%.

Considerando la popolazione complessiva, è emerso che la maggiore protezione sul fronte del tono dell'umore era offerta da discipline di tipo atletico (-75% del rischio di depressione), ma che anche semplici camminate riuscivano a determinare un beneficio significativo (-42%). Considerando il sottogruppo privo di disabilità, la riduzione del rischio di depressione diventava -86% per le attività di tipo atletico, -64% per le camminate e -71% per il giardinaggio.

Il secondo beneficio riguarda, invece, le prestazioni intellettive ed è segnalato dall'Austrian Stroke Prevention Study, che va a confermare l'ormai estesa mole di risultati ottenuti in precedenti ricerche sull'argomento.

In particolare, le nuove evidenze, ottenute in 877 uomini e donne di età compresa tra 58 e 72 anni, indicano che un maggior consumo di ossigeno (VO2), indicativo di una migliore funzionalità cardiorespiratoria derivante da più intensa attività fisica, si associa a prestazioni cognitive migliori sia in termini generali sia sul fronte di funzioni specifiche come la memoria, le funzioni esecutive e la capacità di movimento.

Questo risultato restava invariato anche dopo aver eliminato possibili fattori confondenti come l'età, il sesso, il livello di istruzione, l'assunzione di terapie farmacologiche, il livello di lesioni nella sostanza bianca cerebrale, la presenza di lacune o di atrofia cerebrale. Vale a dire: muoversi fa bene al cervello a prescindere da tutto il resto.

Fonti:
Joshi S et al. Beyond METs: types of physical activity and depression among older adults. Age Ageing, 2016;45(1):103-9. doi:10.1093/ageing/afv164

Freudenberger P et al. Fitness and cognition in the elderly: The Austrian Stroke Prevention Study. Neurology, 2016; doi:10.1212/WNL.0000000000002329

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Pubblicato il 25 gennaio 2016