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La propensione all'ansia sociale si può ereditare ma anche l'ambiente conta

Cause propensione all’ansia sociale

L'ansia sociale è un disturbo psichiatrico che porta chi ne soffre a vivere con estrema difficoltà qualsiasi tipo di situazione pubblica o di attività svolta in presenza di altre persone che non siano i familiari o gli amici più stretti. Chi è affetto da ansia sociale prova notevole disagio quando si tratta di parlare a una platea, di suonare uno strumento, di mangiare o bere davanti a estranei, competere in una gara sportiva o a anche soltanto di essere osservato da più persone mentre sceglie un vestito o un libro in un negozio.

L'ansia sociale presenta modalità di presentazione, fattori di rischio e caratteristiche in gran parte sovrapponibili a quelle del disturbo di personalità evitante, un'altra problematica psichiatrica che induce a evitare le situazioni che creano disagio. Anche in questo caso, spesso, i momenti più problematici riguardano occasioni di interazione sociale o che comportano la necessità di esporsi al giudizio di altre persone, note o sconosciute.

Entrambi i disturbi interessano prevalentemente le donne. Un recente studio coordinato dal Norwegian Institute of Public Health (NIPH) che ha esaminato l'associazione tra i due disturbi in coppie di sorelle gemelle residenti in Norvegia ha evidenziato che entrambe le condizioni presentano una forte componente genetica, parzialmente condivisa, ma che anche fattori di rischio legati all'ambiente (un contesto familiare poco supportivo, una relazione non ottimale con gli insegnanti, esperienze sociali negative nell'infanzia o in età adulta ecc.) possono incidere in modo significativo sullo sviluppo di ansia sociale e disturbo di personalità evitante e sulle loro modalità d'espressione.

Lo studio è stato condotto in due fasi, a circa dieci anni di distanza l'una dall'altra: nella prima, sono state esaminate 1.761 giovani donne gemelle di circa vent'anni per valutare la presenza di ansia sociale e/o disturbo di personalità evitante; nella seconda, 1.471 delle partecipanti ancora disponibili, ormai trentenni, sono state rivalutate su entrambi i fronti per capire come erano evoluti i due disturbi.

«Sorprendentemente», ha affermato Fartein Ask Torvik, ricercatore presso il Dipartimento di Genetica, Ambiente e Salute Mentale del NIPH e primo autore dello studio, «i risultati della nostra ricerca hanno evidenziato una forte ereditabilità a lungo termine del rischio di sviluppare ansia sociale, ossia anche dopo i 20-30; questa osservazione è in contrasto con l'idea comunemente accettata che questo disturbo abbia un'insorgenza precoce, manifestandosi quasi esclusivamente nell'infanzia o, al più, nell'adolescenza.

In aggiunta, le manifestazioni del disturbo sono apparse fluttuanti nel tempo. Molte donne con sintomi di ansia sociale intorno ai vent'anni non li presentavano più dieci anni dopo, mentre altre, che nella prima valutazione non avevano dato segnali di ansia sociale, hanno ricevuto la diagnosi dopo i trent'anni.

Ciò significa che, posta una predisposizione genetica di fondo, le circostanze e le esperienze della vita (insuccessi scolastici, perdita del lavoro, difficoltà relazionali, divorzi o separazioni ecc.) possono incidere sulla possibilità che l'ansia sociale si manifesti o meno, a prescindere dall'età. Il disturbo di personalità evitante può intervenire in un secondo tempo, come risposta difensiva nei confronti delle situazioni che mettono a disagio, complicando il quadro».

Essere consapevoli dell'influenza dell'ambiente può aiutare a prevenire e trattare l'ansia sociale nelle persone predisposte: da un lato, ove possibile, eliminando le criticità presenti nell'ambiente stesso e, dall'altro, "addestrando" il paziente a confrontarsi con queste criticità, attraverso tecniche di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Fonte:
Torvik FA et al. Longitudinal associations between social anxiety disorder and avoidant personality disorder: A twin study. J Abnorm Psychol, 2016;125(1):114-24. doi:10.1037/abn0000124

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Pubblicato il 1 febbraio 2016