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Depressione da social media e la dipendenza da link

Depressione da social media

Diversi studi condotti negli ultimi anni hanno individuato un legame tra uso dei social media e sintomi depressivi, individuando nell'eccessiva partecipazione alle community on line sia una modalità d'espressione sia una potenziale fonte di disagio psichico.

Una nuova ricerca presentata in occasione del 2016 Annual Meeting & Scientific Sessions della Society of Behavioral Medicine (Washington, Stati Uniti, 30 marzo - 2 aprile) indica che questa relazione biunivoca non è diretta, ma mediata da fenomeni di dipendenza del tutto analoghi a quelli che si possono sviluppare nei confronti del fumo, dell'alcol o di altre sostanze d'abuso.

Alla conclusione i ricercatori dell'Università di Pittsburg sono arrivati esaminando le abitudini d'uso dei social network di 1.763 ragazzi e giovani adulti di età compresa tra 19 e 32 anni, arruolati in modo casuale e senza utilizzare criteri di selezione particolari oltre all'età e correlandole alla presenza o meno di sintomi depressivi e di dipendenza, valutati contestualmente con scale validate.

In particolare, la dipendenza da social media è stata misurata con versioni modificate della Bergen Facebook Addiction Scale, la cui esistenza è già indicativa di quanto questo problema sia reale e di interesse medico-psichiatrico. I social network considerati nell'analisi erano gli 11 più popolari e frequentati dai giovani americani, ossia Facebook, Twitter, Google+, YouTube, LinkedIn, Instagram, Pinterest, Tumblr, Vine, Snapchat e Reddit, altamente rappresentativi delle relazioni e delle condivisioni emotive on line a livello della popolazione target.

Dall'analisi è emerso che la metà dei partecipanti passa abitualmente sui social media, per ragioni non connesse all'attività lavorativa, almeno un'ora al giorno, con una media di 30 visite di siti social nell'arco della settimana. Come atteso, il maggior tempo speso a postare, chattare e commentare e condividere era associato a punteggi più elevati nelle scale della dipendenza da social media ma, sorprendentemente, non a una maggiore prevalenza di sintomi depressivi.

Al contrario, questi ultimi trovavano un buona correlazione con i comportamenti tipici della dipendenza (modificazioni comportamentali, astinenza, tentativi di disassuefazione, ricadute, negazione della dipendenza stessa ecc.). Sulla base di questi riscontri, i ricercatori ritengono che non sia tanto il "quanto" vengono usati i social media, ma soprattutto il "come" a incidere sul legame con la depressione, che rimane comunque di tipo biunivoco.

I nuovi risultati hanno un'utilità clinico-pratica almeno su due fronti: da un lato, dovrebbero indurre i medici a indagare i comportamenti on line dei pazienti affetti da depressione per arrivare a un inquadramento più preciso del disturbo; dall'altro, di fronte a un paziente depresso che fa un uso eccessivo di social network, per offrire un pieno beneficio, si dovrebbero prevedere interventi diretti non soltanto a migliorare il tono dell'umore, ma anche a contrastare la dipendenza on line.

Fonte: Society of Behavioral Medicine - 2016 Annual Meeting & Scientific Sessions

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Pubblicato l'11 Aprile 2016