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La Depressione può essere anche una questione di pancia

Depressione, può essere anche una questione di pancia

Che la depressione sia una malattia complessa che coinvolge in modo estremamente articolato corpo e mente è stato compreso da tempo.

A livello cerebrale, le alterazioni più note sono quelle a carico dei circuiti che utilizzano neurotrasmettitori come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina, sui quali vanno ad agire in modo più o meno selettivo e specifico le principali classi di farmaci antidepressivi utilizzati in pratica clinica.

A livello organico, in decenni di ricerca di base e clinica sono state accumulate numerose prove dell'esistenza di un legame tra la depressione e sistema immunitario, metabolismo energico, reazione allo stress (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), apparato cardiovascolare, meccanismi di percezione del dolore, infiammazione e, non ultimo, apparato gastroenterico.

Proprio su quest'ultimo fronte, un recente studio pubblicato sul Journal of Psychiatric Research aggiunge un importante tassello al puzzle, alquanto incompleto, della relazione tra microflora batterica intestinale e disturbo dell'umore.

Diverse ricerche condotte negli ultimi anni in modelli animali avevano suggerito che disordini nella composizione delle popolazioni batteriche fisiologicamente residenti nell'intestino e importanti per il mantenimento di un buono stato di salute a più livelli potevano contribuire allo sviluppo di sintomi tipicamente riscontrati in condizioni di depressione, quali alterazioni del comportamento, ansia e ipersensibilità allo stress.

Le nuove evidenze fornite dai ricercatori dell'University College di Cork (Irlanda) hanno verificato che questa correlazione esiste anche nell'uomo e che la propensione alla depressione può essere "trasmessa" insieme alla microflora intestinale.

Nello studio, sono stati arruolati 34 pazienti con diagnosi di depressione e 33 controlli sani "non depressi": tutti i partecipanti sono stati esaminati relativamente a una serie di parametri notoriamente alterati in caso di depressione, come gli indici infiammatori (proteina C-reattiva), il cortisolo salivare, i livelli plasmatici di lipopolisaccaridi e triptofano, ed è stata valutata la composizione microbiologica fecale.

Su quest'ultimo fronte il risultato è stato netto: la microflora presente nell'intestino dei pazienti depressi era molto meno diversificata per numero di specie batteriche e più "povera" rispetto a quella dei soggetti non depressi di controllo. Non solo. Trapiantando i batteri intestinali dei pazienti depressi in modelli animali privati della microflora endogena, venivano indotti negli animali riceventi sintomi indicativi di depressione, quali apatia, rallentamento dei movimenti, atteggiamenti ansiosi, nonché (a livello biochimico) alterazioni del metabolismo del triptofano, amminoacido precursore della serotonina e notoriamente dotato di un effetto antidepressivo "naturale".

Oltre a fornire informazioni preziose per comprendere meglio la relazione tra apparato gastrointestinale e tono dell'umore, queste evidenze aprono la strada a nuovi approcci per prevenire e curare la depressione focalizzati sull'ottimizzazione della microflora intestinale, per esempio attraverso particolari mix di lattobacilli o altri probiotici.

Fonte:
Kelly JR et al. Transferring the blues: depression-associated gut microbiota induces neurobehavioral changes in the rat. J Psychiatr Res 2016;82:109-18. doi:10.1016/j.jpsychires.2016.07.019

Pubblicato il 17 ottobre 2016

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