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Guariti ma non dall'ansia di ammalarsi

Che lo stress renda più suscettibili agli stimoli esterni in generale e a quelli potenzialmente dannosi in particolare è noto da tempo. E non si tratta di un "effetto collaterale", ma della sua funzione evolutiva primaria: quella di mettere in allerta l'organismo, attivando tutti i sensi al massimo grado, e di prepararlo a reagire con la massima efficienza a situazioni critiche, pericoli improvvisi, compiti che richiedono la massima attenzione e riflessi fulminei. Ma chi avrebbe detto che anche il fatto di aver da poco superato una malattia fisica accenda la mente rendendola più sensibile a sollecitazioni negative che potrebbero associarsi a un rischio per la salute, vero o presunto? A suggerirlo è uno studio condotto dell'Università del Kentucky di Lexington (Stati Uniti) e recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Psychological Science. Nella ricerca, è stato chiesto a un gruppo di persone guarite da poco e a controlli che non avevano sperimentato malattie recenti, prima, di osservare una serie di immagini, comprendenti anche volti con imperfezioni più o meno importanti causate da malattie della pelle o intenti a starnutire, e di associare a ciascuna una forma geometrica; poi, di selezionare i visi privi di difetti cutanei. In entrambi i casi, gli ex-malati prestavano un'attenzione maggiore dei soggetti del gruppo di controllo alle immagini meno "gradevoli", che ricordavano uno stato di malattia o che ne prefiguravano il ritorno. Una sorta di meccanismo protettivo ancestrale che poteva essere molto utile in passato quando le malattie infettive la facevano da padrone e non esistevano antibiotici per contrastarle, ma che oggi può rivelarsi controproducente, attivando nei soggetti predisposti un'ansia per la salute del tutto ingiustificata.

Fonte
Miller SL, Maner JK. Sick Body, Vigilant Mind: The Biological Immune System Activates the Behavioral Immune System. Psychological Science 2011;22(12):1467-71.