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Insonni più a rischio di obesità e disturbi alimentari

A parità di dispendio energetico effettivo, il cervello di chi dorme poco o male è più affamato e spinge a mangiare più del necessario: non soltanto durante la notte in bianco, per occupare il tempo in qualche modo o per placare l'ansia che tiene svegli, ma anche durante il giorno successivo. Poco male se l'insonnia è occasionale e legata a fattori specifici (un malessere estemporaneo, il nervosismo prima di un esame o di un incontro importante, l'eccitazione per un viaggio ecc.), ma se il riposo inadeguato o insufficiente perdura in modo cronico, oltre alla stanchezza e alla minore reattività diurna, si rischia di assumere stabilmente abitudini nutrizionali poco sane e andare incontro a significativi aumenti di peso, nonché di facilitare l'insorgenza di disturbi del comportamento alimentare in soggetti predisposti. La conferma dello strettissimo legame tra sonno e appetito, già ampiamente evidenziata in precedenza, viene da uno studio condotto presso l'Università di Uppsala (Svezia). Dopo aver osservato la diversa tendenza ad assumere cibo durante il giorno di soggetti che avevano dormito un diverso numero di ore, i ricercatori hanno "fotografato" il loro cervello con risonanza magnetica nucleare funzionale (fRMN) arrivando a concludere che in chi dorme meno e soffre di insonnia le aree cerebrali che regolano lo stimolo della fame si attivano molto più facilmente alla vista del cibo, inducendo a mangiare di più e più spesso. Quanto dormire per tutelarsi da sovrappeso e obesità da sonno inadeguato? Secondo Christian Benedict, coordinatore dello studio, almeno 7-8 ore per notte.

Fonte
Benedict C, Brooks SJ, O'Daly OG, et al. Acute sleep deprivation enhances the brain's response to hedonic food stimuli: an fMRI study. J Clin Endocrinol Metab 2012 Jan 18. [Epub ahead of print]