- News -

Le apnee notturne aumentano i casi di ictus

Soffrire di apnee notturne non è soltanto un fastidio per il diretto interessato e chi gli dorme accanto, entrambi danneggiati dal riposo frammentato e insufficiente che si traduce in una maggior stanchezza durante il giorno e in una maggior propensione a sviluppare nervosismo, ansia, depressione e scompensi metabolici di vario tipo. Come noto, i continui microrisvegli e l'inadeguata ossigenazione rappresentano fattori di rischio cardiovascolare specifici che facilitano l'insorgenza di ipertensione e la probabilità di essere vittima di infarto. A questi seri rischi, uno studio condotto presso l'Università di Tecnologia di Dresda (Germania) e presentato alla conferenza internazionale dell'American Stroke Association "Stroke 2012" ne aggiunge ora uno ulteriore per il cervello. Valutando il quadro clinico generale di 56 pazienti che avevano da poco sperimentato un ictus, i ricercatori tedeschi hanno rilevato un'incidenza estremamente elevata di apnee notturne, presenti in ben il 91% dei casi. Una frequenza troppo marcata per poter essere considerata casuale e che ha indotto a sospettare l'esistenza di un legame specifico tra le due condizioni. Approfondendo l'indagine, si è visto che i soggetti che avevano in media almeno cinque episodi di apnee nel sonno per notte erano esposti a un rischio molto maggiore di "ictus silente", ossia di micro-infarti cerebrali privi di sintomi immediati evidenti, ma comunque dannosi per la funzionalità cerebrale se ripetuti nel tempo. Dallo studio è risultato inoltre che, a parità di disturbo respiratorio di base, il rischio di ictus è paragonabile in uomini e donne. Una ragione più che sufficiente per porre maggiore attenzione a questa patologia del sonno, finora tendenzialmente trascurata, ma che andrebbe considerata a tutti gli effetti un fattore di rischio cardiovascolare significativo al pari dell'ipertensione e del colesterolo alto.

Fonte
Stroke 2012 Conference - American Stroke Association