- News -

Con la fibrillazione atriale cresce il rischio
di declino cognitivo

La fibrillazione atriale è l'aritmia cardiaca più diffusa dopo i 50 anni, soprattutto in persone che soffrono da tempo di altre patologie cardiache, come lo scompenso, o che hanno sperimentato un infarto miocardico acuto, ma anche in soggetti che non hanno mai avuto problemi di questo tipo. Oltre al disagio legato alle imprevedibili alterazioni del ritmo cardiaco durante l'esercizio fisico o a riposo (nei casi più gravi), la fibrillazione atriale rappresenta una condizione medica preoccupante per il maggior rischio di ictus cerebrale associato, con tutto ciò che ne consegue in termini di riduzione dell'aspettativa e della qualità di vita. Una recente analisi combinata di alcuni dei più importanti studi condotti negli ultimi anni su pazienti con fibrillazione atriale, recentemente pubblicata sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), ha evidenziato che questa aritmia ha effetti negativi per l'individuo che ne soffre ancora più importanti di quanto si pensasse. In particolare, si è visto che la semplice presenza di fibrillazione atriale si associa non soltanto a un progressivo declino fisico globale, ma aumenta anche il rischio di andare incontro a deficit cognitivi significativi nel tempo, indipendentemente dal fatto che si verifichino ictus clinicamente rilevabili. Secondo i ricercatori, questa azione dannosa a livello cerebrale sarebbe simile a quella che porta allo sviluppo delle demenze vascolari e legata a micro-alterazioni della circolazione ematica cerebrale non identificabili con i comuni esami strumentali. Una ragione in più per non trascurare la malattia e assumere con regolarità i farmaci in grado di tenerla sotto controllo, senza escludere, nei casi più severi e in quelli che beneficiano meno delle terapie mediche, la possibilità di sottoporsi all'intervento di ablazione della fibrillazione.

Fonte
Marzona I, O'Donnell M, Teo K, et al.Increased risk of cognitive and functional decline in patients with atrial fibrillation: results of the ONTARGET and TRANSCEND studies. CMAJ 2012;184(6):E329-36.