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Una vita sottile: storia di una guarigione

Un'adolescente non convenzionale, intellettualmente esigente e un po' fragile. Bella senza rendersene conto, avida di vita e di cultura. Innamorata del cane Jonathan, dei compagni di ogni giorno e degli amici incontrati per poche ore, tra una valigia aperta e una notte stellata. Un'adolescente che quando si accorge di avere un corpo, non lo capisce e lo sacrifica. Una vita sottile di Chiara Gamberale è la storia di una guarigione raccontata attraverso gli schizzi stilizzati dei momenti e delle persone che, più o meno consapevolmente, l'hanno resa possibile.

Quale sia la malattia, l'anoressia, lo si coglie soltanto alla fine, nelle poche pagine dedicate alla quotidianità stravolta, ai comportamenti così difficili da comprendere per chi non li vive. Ed è forse proprio in questa posticipazione il messaggio che l'autrice vuole consegnare raccontando la propria esperienza di vita: si viene sempre prima, e si è sempre più grandi della propria malattia, anche quando sembra totalizzante e irrimediabile come l'anoressia. Con l'aiuto giusto, ma anche grazie alle persone che si incrociano lungo il percorso, si può fare pace con se stessi e ricominciare a sentire la vita, non come un'insostenibile sofferenza, ma come un'avventura che si rinnova ogni giorno.

Il libro
Una vita sottile di Chiara Gamberale, Marsilio, 2009


Che cos'è l'anoressia
L'anoressia nervosa
è una malattia psichiatrica con severe implicazioni organiche, caratterizzata dall'assunzione volontaria di ridottissime quantità di cibo, del tutto insufficienti a supportare il dispendio energetico minimo dell'organismo. La prima e più evidente conseguenza dell'alimentazione restrittiva è il marcato calo di peso corporeo e il suo mantenimento a valori di diversi chili inferiori a quelli ritenuti "normali" per una persona di una determinata età e di una data altezza. La severità dell'anoressia nervosa può variare molto da persona a persona e nei diversi momenti della vita. Nei casi meno problematici, il disagio psichico e la magrezza sono compatibili con ritmi di vita e attività medi, seppur nel contesto di una maggiore fragilità.
Chi soffre di forme gravi può, invece, arrivare a stati di malnutrizione estremi e pericolosi per la vita, al punto da richiedere il ricovero ospedaliero con alimentazione forzata. Spesso, nonostante questa notevole sofferenza fisica e psicologica, la persona anoressica non si rende conto della gravità della situazione e persiste nella convinzione di comportarsi in modo corretto.


LE CAUSE DELL'ANORESSIA

L'anoressia, come gli altri disturbi del comportamento, è una malattia multifattoriale complessa dalle cause ancora in larga parte non note. Gli studi condotti finora hanno riconosciuto l'esistenza di una vulnerabilità di tipo genetico, più o meno marcata a seconda dei casi e tendenzialmente maggiore nelle donne, interessate da anoressia molto più spesso degli uomini.

Questa predisposizione non è sufficiente a causare l'anoressia, ma è in grado di facilitarne l'insorgenza quando sono presenti difficoltà relazionali e/o affettive all'interno della famiglia o a livello sociale, oppure se si sono vissute esperienze particolarmente gravose, soprattutto nell'infanzia/adolescenza. Un aspetto fondamentale da ricordare è che l'anoressia, così come gli altri disturbi del comportamento alimentare, è una vera e propria patologia psichiatrica, che non dipende dalla volontà di chi ne soffre, e non una banale fissazione che porta a seguire diete sconsiderate nell'intento di avvicinarsi a modelli estetici irrealistici.


I SEGNALI D'ALLARME DELL'ANORESSIA

Riconoscere la presenza di un disturbo del comportamento alimentare fin dall'esordio è essenziale per evitare che il problema psichiatrico si consolidi e comprometta seriamente la salute anche sul piano fisico. Purtroppo in una fase molto iniziale i sintomi dell'anoressia non sono sempre evidenti all'occhio non esperto e, spesso, è difficile stabilire il confine tra "normalità" e patologia. I segnali d'allarme che dovrebbero indurre ad approfondire la situazione comprendono:

  • Preoccupazione eccessiva per il peso corporeo anche in persone magre o in modestissimo sovrappeso.
    Ripetizione di diete estremamente restrittive e/o non realmente necessarie.
  • Rifiuto di ascoltare le raccomandazioni e i consigli di genitori e amici riguardo alla necessità di nutrirsi in modo adeguato.
  • Negazione di avere problemi nel rapporto con il cibo e con il proprio corpo.
  • Convinzione di seguire un regime alimentare adeguato, indispensabile per mantenersi in forma.
  • Attenzione estrema a ciò che si magia e al contenuto calorico degli alimenti.
  • Notevole dimagrimento nell'arco di pochi mesi, fino a stati di severo deperimento organico.
  • Tendenza a mangiare da soli, spesso di nascosto e a sentirsi a disagio in situazioni conviviali.
  • Progressiva riduzione del numero di alimenti "ammessi".
  • Tendenza a mangiare molto lentamente, a spezzettare il cibo in frammenti molto piccoli e a lasciarne gran parte nel piatto.
  • Tendenza a mentire sul fatto di aver mangiato, sul tipo e la quantità degli alimenti assunti.
  • Abbuffate periodiche, seguite dall'eliminazione del cibo ingerito con il vomito autoindotto.
  • Permanenze in bagno prolungate subito dopo i pasti.
  • Uso inappropriato e non necessario di lassativi e diuretici per ridurre l'assorbimento dei nutrienti introdotti con il poco cibo assunto.
  • Esecuzione di attività fisica molto intensa per smaltire le calorie introdotte.

CONSEGUENZE DELLA DENUTRIZIONE

Il serio stato di denutrizione associato all'anoressia si associa a numerose alterazioni sul piano fisico e metabolico. Nei casi gravi praticamente ogni organo e apparato soffre a causa degli squilibri imposti dalle carenze nutrizionali. Le complicanze tipiche comprendono:

  • Scomparsa delle mestruazioni (amenorrea).
  • Aumento della peluria (lanugine diffusa).
  • Riduzione del desiderio sessuale.
  • Intolleranza al freddo.
  • Comparsa di gonfiori (edemi).
  • Pressione bassa.
  • Diminuzione dell'attività della tiroide (ipotiroidismo).
  • Alterazione del bilancio idroelettrolitico, con disidratazione e diminuzione dei livelli di potassio nel sangue.
  • Irregolarità del ritmo cardiaco potenzialmente letali (morte improvvisa per aritmie ventricolari).
  • Alterazione dell'assorbimento intestinale, che peggiora ulteriormente il deperimento.
  • Perdita di proteine attraverso i reni (proteinuria).
  • Aumento del rischio di impoverimento osseo e osteoporosi precoce dovuto al ridotto apporto di calcio e vitamina D, associato alle alterazioni ormonali e dell'acidità del sangue.

COME AFFRONTARE L'ANORESSIA
Prima fase Interventi di tipo medico indirizzati a ristabilire un peso corporeo "accettabile" e uno stato fisico relativamente buono, sufficiente a rendere possibile l'avvio delle terapie psichiatriche successive.

Spesso, questa fase richiede un ricovero ospedaliero più o meno protratto (alcune settimane o mesi) in relazione alla severità dell'anoressia.

In alcuni casi, a prescindere dalla necessità del ricovero, per favorire la guarigione può essere previsto l'allontanamento dal nucleo familiare e dall'ambiente di vita abituale per un periodo di tempo variabile.
Seconda faseSupporto psicologico a medio-lungo termine, principalmente basato su un approccio di tipo cognitivo-comportamentale, orientato a far acquisire alla persona anoressica la consapevolezza del problema, aiutarla a elaborarlo e a individuare un nuovo modo di rapportarsi con se stessa e con il cibo nella vita quotidiana.

Nei casi in cui l'anoressia presenti una marcata componente depressiva, accanto all'intervento cognitivo-comportamentale, può essere utile prevedere l'impiego di farmaci.

Nei pazienti più giovani può essere indicata anche la terapia familiare che, migliorando dialogo e modalità di interazione tra genitori e figli, aiuta a creare un contesto ideale per sostenere e consolidare il recupero.