Depressione e alimentazione

Tra depressione e alimentazione si instaura una relazione tutt’altro che astratta:

Si tratta, infatti di un rapporto che può essere mediato da vari fattori e può essere fondamentalmente ricondotto ai tre aspetti qui di seguito illustrati.

  • La depressione si accompagna spesso a cambiamenti dello stile alimentare: in alcuni casi, infatti, l’individuo, tra le varie manifestazioni che denotano perdita di interesse nei confronti dell’ambiente circostante e della propria stessa esistenza, tende a saltare i pasti, perdendo peso e aumentando il rischio di carenze nutrizionali e quindi di malnutrizione (più comune e temuta negli anziani), oppure, al contrario, tende a consolarsi o ad “annegare” la propria ansia nel cibo, con l’effetto opposto: l’incremento ponderale, oltre ad avere conseguenze sullo stato di salute, può anche favorire un ulteriore calo di autostima e contribuire a mantenere la stessa depressione.
  • È documentata un’intensa e attiva comunicazione bi-direzionale tra il cervello e l’apparato digerente – esemplificata nel cosiddetto “asse intestino-cervello” – ed è dimostrato che la depressione si associa a una minore varietà della composizione della flora batterica (microbiota) intestinale, come pure una variazione di quest’ultima può influenzare il tono dell’umore.
  • Lo stato nutrizionale è un fattore predittivo indipendente di salute mentale: un’alimentazione adeguata, con particolare riguardo all’individuo anziano, influisce positivamente sullo stato psichico.

Acidi grassi omega-3, vitamine B12 e D, ferro, calcio, iodio, magnesio e aminoacidi essenziali, solo per citare qualche componente, sono fondamentali per le cellule nervose. Tra l’altro, nel tempo, si sono sempre più consolidate le teorie che correlano la depressione allo squilibrio di due neurotrasmettitori, serotonina e noradrenalina: un regime dietetico variato, completo e bilanciato, in grado anche di preservare il microbiota intestinale, è quindi già di per sé un presupposto importante per un funzionamento equilibrato dei vari circuiti nervosi. Ci sono poi alimenti (caffè, te, alimenti a base di cacao) che contengono sostanze nervine, in grado di migliorare temporaneamente la concentrazione, la sonnolenza e l’energia in generale. Naturalmente questi alimenti vanno assunti con criterio (sono da evitare, per esempio, in caso di insonnia), dopo attenta valutazione del singolo caso, e sono suggeriti a colazione e durante il mattino, quando di solito la depressione è più sintomatica. Si possono evincere quindi due conclusioni: innanzitutto l’alimentazione è un elemento da non sottovalutare nella depressione, ma da considerare nel contesto di ogni individuo (tipo di depressione, stato generale di salute, sintomi, malattie concomitanti, abitudini e così via): non ci sono infatti “ricette” universali, e l’obiettivo da tenere presente non è tanto la cura della depressione quanto il benessere psicofisico, per intervenire positivamente sull’umore; in secondo luogo non bisogna dimenticare che l’alimentazione deve sempre integrarsi con uno stile di vita  corretto: l’attività motoria, meglio se praticata all’aperto, dato il beneficio dell’esposizione alla luce, è infatti il miglior complemento di un regime dietetico sano.

Bibliografia

  • https://alimentazione.fimmg.org/relazioni_corsi/2019/relazione_microbioti_luglio/relazioni_luglio_2019/Morbiato_DEPRESSIONE_MICROBIOTA.pdf
  • https://www.educazionenutrizionale.granapadano.it/it/alimentazione/articoli/alimentazione-e-salute/cosa-mangiare-in-caso-di-depressione/pdf/
  • https://www.sigg.it/assets/congressi/64-congresso-nazionale-sigg/slide/201_Gelmini.pdf

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