Dispercezione corporea: cos’è, come riconoscerla e affrontarla

L’immagine corporea è la rappresentazione soggettiva che ognuno di noi ha del proprio corpo, indipendentemente da come appare effettivamente nella realtà. Si tratta di un costrutto complesso che comprende pensieri, emozioni, valutazioni e comportamenti legati al proprio corpo.

L’errata percezione dell’immagine corporea è comune nella popolazione generale ed è anche una componente fondamentale di diverse malattie gravi, tra cui il disturbo da dismorfismo corporeo, l’anoressia e la bulimia nervose e l’obesità. Le distorsioni nell’immagine corporea sono spiacevoli e possono avere anche risvolti tragici. Una percezione errata del proprio corpo, infatti, può influire sulla salute fisica e psicologica, causando stress e sofferenza e influenzando l’autostima, l’umore e la socialità, anche in ambito lavorativo. La comprensione dei motivi alla base delle distorsioni percettive del corpo nelle condizioni cliniche è essenziale per affrontare le sensazioni e convinzioni relative all’immagine corporea e consentire agli individui che ne soffrono di condurre vite più soddisfacenti e produttive.
All’inizio del 1900, ci furono notevoli sforzi da parte dei neurologi per comprendere le forme insolite di percezione corporea. In particolare, il neurologo inglese Head, nel 1920, definì per la prima volta l’immagine corporea come un’unità di esperienze passate create nella corteccia sensoriale cerebrale. Il neurologo Schilder, invece, evidenziò la necessità di esaminare le componenti neurologiche, psicologiche e socioculturali della dispercezione corporea, mentre Newell notò che l’immagine corporea di sé che ognuno ha nella propria testa è dinamica e si modifica con l’età, l’umore o persino l’abbigliamento. Infine, lo studioso Krueger suggerì che l’immagine corporea è la rappresentazione dell’identità derivata da esperienze corporee sia esterne che interiori.

Dispercezione Corporea: di cosa si tratta?

La distorsione dell’immagine corporea è un sintomo che comprende varie componenti. In particolare, quelle riconosciute in psicologia sono: la componente cognitiva e percettiva e quella affettiva. La componente cognitiva deriva da pensieri e credenze riguardanti la forma, l’aspetto del corpo e la sua rappresentazione nella mente. La componente percettiva implica l’identificazione e la stima del corpo insieme all’accuratezza della valutazione da parte degli individui delle dimensioni, della forma e del peso del proprio corpo rispetto alle loro proporzioni effettive e alla reale forma fisica. Infine, la componente affettiva comprende i sentimenti e l’eventuale senso di insoddisfazione che gli individui sviluppano nei confronti della propria corporatura.
Quindi, la distorsione dell’immagine corporea può manifestarsi come disturbo della percezione (cioè come visione distorta del corpo) e del concetto (cioè insoddisfazione nei confronti del corpo).
Il disturbo percettivo comporta l’incapacità di valutare accuratamente le dimensioni del proprio corpo, mentre l’insoddisfazione corporea include sentimenti e cognizioni negative. Si ritiene che i disturbi dell’immagine corporea si manifestino anche a livello comportamentale, con ossessione e preoccupazione, evitamento, controllo del corpo e della dieta.
L’immagine corporea negativa mostra, tipicamente, un’insoddisfazione per la persona intera o per singole parti del corpo, preoccupazione per l’aspetto e comportamenti come il frequente controllo dello specchio, il controllo ossessivo del peso o l’evitamento di situazioni pubbliche. L’insoddisfazione corporea è attribuibile a una discrepanza tra la percezione dell’immagine corporea e la sua immagine idealizzata.
La distorsione dell’immagine corporea è parte integrante di diverse malattie gravi, inclusi i disturbi alimentari e il disturbo da dismorfismo corporeo, o dismorfofobia. Ricerche recenti, però, hanno dimostrato che la dispercezione corporea non colpisce solo persone con disturbi alimentari o disagi psicologici, ma può verificarsi anche in persone sane, seppur in forma minore.


Dispercezione Corporea: come riconoscerne i sintomi?

Segni e sintomi del disturbo da dispercezione corporea includono:

  • Essere estremamente preoccupati per un difetto fisico percepito, o per il proprio aspetto in generale;
  • Convinzione che gli altri prestino particolare attenzione al proprio aspetto in modo negativo;
  • Essere costantemente impegnati in comportamenti volti a correggere o nascondere il difetto percepito, come controllare frequentemente la propria immagine riflessa;
  • Tentare di nascondere i difetti percepiti con lo styling, il trucco o i vestiti;
  • Confrontare costantemente il proprio aspetto con quello degli altri;
  • Cercare spesso rassicurazioni sul proprio aspetto dagli altri;
  • Avere tendenze perfezioniste e un’eccessiva cura dell’aspetto esteriore;
  • Avere un rapporto conflittuale col cibo;
  • Evitare le situazioni sociali per paura o vergogna.

Le complicazioni che possono essere causate, o associate, alla dispercezione corporea includono, ad esempio:

  • Problema di autostima;
  • Isolamento sociale;
  • Depressione maggiore o altri disturbi dell’umore;
  • Pensieri o comportamenti suicidi;
  • Disturbi d’ansia, compreso il disturbo d’ansia sociale (fobia sociale);
  • Disturbo ossessivo compulsivo;
  • Problemi nell’alimentazione (la dispercezione può rappresentare un fattore di mantenimento per i disturbi alimentari);
  • Abuso di sostanze;
  • Dolore fisico o rischio di deturpamento a causa di ripetuti interventi chirurgici.

Spesso, inoltre, la dispercezione si concentra su una singola parte del corpo, soprattutto:

  • Viso (naso, carnagione, rughe, acne e altri inestetismi);
  • Capelli (aspetto, diradamento o calvizie);
  • Dimensioni del seno;
  • Genitali;
  • Gambe e fianchi;
  • Convinzione di essere in sovrappeso.

Non esiste un modo per prevenire il disturbo da dispercezione corporea. Tuttavia, poiché esso spesso esordisce nella prima adolescenza, l’identificazione precoce del problema e l’inizio del trattamento negli adolescenti e nei bambini, che si affacciano al cambiamento che comporta questa parte della vita, possono essere di beneficio. Il trattamento di mantenimento a lungo termine può anche aiutare a prevenire una ricaduta dei sintomi del disturbo.

Dispercezione Corporea: come riconoscerla?

Quando si soffre di disturbo da dispercezione corporea, ci si concentra intensamente sul proprio aspetto e sull’immagine corporea, controllando ripetutamente lo specchio, curandosi per molte ore al giorno o cercando rassicurazioni negli altri. La percezione dei difetti e i comportamenti ripetitivi assunti causano un notevole disagio e influiscono sulla vita quotidiana, sul benessere e sul comportamento alimentare.
Spesso, chi soffre di questo disturbo è alla costante ricerca di procedure cosmetiche per tentare di "aggiustare" il difetto percepito. Queste dinamiche, generalmente, conferiscono una soddisfazione o una riduzione del disagio solo temporanea. Non è noto in modo specifico cosa causi il disturbo da dispercezione corporea. Come molte altre condizioni di salute mentale, essa può derivare da una combinazione di problemi, tra cui la presenza di altri casi in famiglia, valutazioni o esperienze negative sul proprio corpo, problematiche di identità, disturbi della personalità o funzioni cerebrali anormali e livelli alterati dei neurotrasmettitori, come la serotonina, nel cervello.

Altri fattori che sembrano aumentare il rischio di sviluppare o scatenare il disturbo da dispercezione corporea sono:

  • la presenza di disturbo ossessivo-compulsivo;
  • esperienze di vita negative (come prese in giro, abbandono o abuso durante l’infanzia, un trauma);
  • alcuni tratti della personalità, come il perfezionismo;
  • pressione sociale o aspettative di bellezza;
  • avere un'altra condizione che influisce sulla salute mentale, come l’ansia o la depressione.

L’attenzione smodata per l’aspetto, i pensieri e le preoccupazioni eccessive e i comportamenti ripetitivi possono essere indesiderati, difficili da controllare e richiedere così tanto tempo da causare grave angoscia, panico e problemi nella vita sociale, lavorativa, scolastica o nel rapporto con i genitori. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di un problema che affligge solo le donne e le ragazze. Ad esempio, una preoccupazione per la corporatura troppo piccola, non abbastanza muscolosa, o per l’eccessiva magrezza (dismorfia muscolare) si verifica quasi esclusivamente negli uomini. La dispercezione corporea può affliggere anche le donne in gravidanza, un momento della vita in cui i cambiamenti del corpo sono molto pronunciati.

Dispercezione Corporea: come intervenire?

Il disturbo da dispercezione corporea, di solito, non migliora da solo. Se non trattato sotto la sorveglianza di un medico o uno psicologo, infatti, può peggiorare nel tempo, causando depressione grave e persino pensieri e comportamenti suicidi. Sono stati sviluppati diversi interventi in psicoterapia volti a migliorare la percezione dell’immagine corporea dopo la diagnosi.

  • La terapia cognitivo-comportamentale è l'intervento più comunemente usato e maggiormente supportato empiricamente per migliorare la percezione dell'immagine corporea. Essa mira a intervenire sui processi cognitivi e comportamentali fondamentali che contribuiscono all'immagine corporea negativa e aiuta gli individui a modificare i loro pensieri, senti-menti e comportamenti disfunzionali legati alla percezione del loro corpo.
  • Gli interventi che implicano lo sport comprendono esercizi aerobici o anaerobici per migliorare le capacità fisiche, come la forza muscolare, e anche per incoraggiare il paziente a con-centrarsi maggiormente sulla funzionalità e meno sull’aspetto.
  • Gli interventi di alfabetizzazione mediatica mirano a insegnare alle persone a valutare criticamente gli ideali di apparenza trasmessi loro dai media.
  • Gli interventi di miglioramento dell'autostima sono utili, sicuri e adatti a migliorare la percezione dell’immagine corporea.
  • La psicoeducazione mira a educare le persone sul concetto di immagine corporea, sull'immagine corporea negativa e sulle sue cause e conseguenze.
  • La terapia di riabilitazione cognitiva può identificare i disturbi cognitivi specifici di un individuo e consiste in un programma di training strutturato, che ha l’obiettivo di indurre la persona a sviluppare strategie proprie per risolvere i problemi, con il supporto di uno psicoterapeuta che guida il soggetto nella risposta più adeguata alle proprie difficoltà.
  • La terapia farmacologica comprende la somministrazione, in seguito a consulto medico, di inibitori della ricaptazione della serotonina. Se sono presenti anche disturbi alimentari, possono essere prescritti altri farmaci, come antidepressivi, antipsicotici, integratori alimentari e farmaci ormonali.

In alcuni casi, i sintomi della dispercezione corporea possono essere così gravi da richiedere il ricorso a uno specialista in psichiatria o il ricovero.


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