Hikikomori : definizione, sintomi e cause

L’Hikikomori è una condizione che comporta una forma estrema di ritiro sociale e si manifesta soprattutto tra gli adolescenti e i giovani adulti. I giovani affetti da Hikikomori tendono a rinchiudersi all’interno della propria stanza e a rifiutare qualsiasi forma di relazione e di contatto diretto con il mondo esterno.

Questa condizione può durare un periodo di tempo molto lungo, anche anni, in cui la persona interrompe ogni tipo di rapporto con amici e famiglia e rifiuta di andare a scuola o a lavorare. Spesso, l’Hikikomori ha come conseguenze l’inversione del ritmo sonno-veglia e il fenomeno dell’internet addiction (cioè la dipendenza da internet).
Gli Hikikomori hanno, generalmente, un’età compresa tra i 14 e i 30 anni e, nel 70-90% dei casi, secondo i sondaggi effettuati, si tratta di maschi. Il fenomeno è stato descritto per la prima volta in Giappone, dove fino ad ora sono stati identificati oltre 1 milione di casi. Sorprendentemente, è stata osservata una grande incidenza anche nella fascia di popolazione over 40. Questo avviene perché, nonostante l’insorgenza dell’Hikikomori si abbia soprattutto durante l’adolescenza, questa condizione tende a diventare cronica e, se non trattata, può durare anche tutta la vita.
Questa patologia si è diffusa anche in altri Paesi, come Corea e Cina e, negli ultimi anni, anche in Stati Uniti, Australia ed Europa, Italia compresa. Qui, l’attenzione verso queste tematiche sta aumentando, probabilmente anche in seguito alla pandemia che ha portato maggiormente alla luce il problema. In particolare, nel nostro Paese si stima ci siano circa 100.000 casi di Hikikomori.

Hikikomori: cosa significa? Qual è l’origine del termine?

Il primo studio giapponese a suggerire una nuova condizione caratterizzata da ritiro sociale risale al 1978, quando lo psicoterapeuta Yoshimi Kasahara descrisse casi simili; nonostante ciò, il termine “Hikikomori” è stato reso popolare per la prima volta dallo psichiatra giapponese Saito Tamaki, nel 1998, dopo la pubblicazione del suo best-seller, che utilizzava questa parola co-me titolo. La parola deriva dai verbi “hiku” (tirare indietro) e “komoru” (ritirarsi). Saito ha fornito anche una prima definizione di Hikikomori, che descrive come ”persone che entro la terza decade di vita diventano reclusi nella propria casa, in cui restano per almeno sei mesi, e per le quali altri disturbi psichiatrici non spiegano il sintomo principale di rinuncia alla vita sociale”. Da quando è stata introdotta da Saito, la parola “Hikikomori” viene usata per indicare chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi. Il termine è stato poi adottato anche dai mass-media, per descrivere le persone che, rinchiuse in solitudine nella propria abitazione, evitano qualunque contatto diretto con il mondo esterno, talvolta anche con i familiari.
Il fatto che il termine “Hikikomori” e la malattia che ne prende il nome abbiano fatto la loro comparsa, per la prima volta, in Giappone, è probabilmente dovuto a numerosi fattori socio-culturali, che ne hanno favorito lo sviluppo. Infatti, la timidezza e l’ansia sociale sono comuni nella cultura nipponica e, probabilmente, sono il riflesso di una commistione di predisposizione genetica, fattori comportamentali e fattori ambientali. Inoltre, i ragazzi giapponesi vivono tradizionalmente con i genitori fino al matrimonio, con l’appoggio economico della famiglia. Infine, un calo delle nascite, osservato negli ultimi anni, ha favorito l’isolamento dei bambini e dei ragazzi nella loro camera da letto, poiché spesso non hanno fratelli con cui condividere spazi e giochi. Tutti questi fattori hanno probabilmente contribuito ad aumentare la distanza dei giovani Hikikomori dal mondo esterno.

Hikikomori: quali sono le possibili cause?

Gli studi hanno evidenziato che il fenomeno Hikikomori può avere molteplici cause, che dipendono sia da fattori di carattere individuale (come esperienze traumatiche precoci, ad esempio un abuso, o una personalità introversa) che dal contesto in cui si vive (come dinamiche familiari, ad esempio un padre assente o una madre iperprotettiva, basso rendimento scolastico combinato con aspettative alte, ecc…). Sembra, comunque, che la famiglia e la scuola abbiano un ruolo decisivo nell’insorgenza di Hikikomori. In effetti, l’abbandono scolastico, o del lavoro, è spesso la prima manifestazione di questa condizione e, a volte, può essere la conseguenza di una storia di bullismo, di mobbing o di un basso rendimento che non soddisfa le aspettative della famiglia o della società.
Dal punto di vista dei fattori soggettivi, i ragazzi e i giovani adulti che sperimentano ansia sociale, possono essere predisposti all’Hikikomori, perché hanno più difficoltà a relazionarsi con i coetanei e ad adattarsi alla società in cui vivono. Inoltre, la coesistenza di molteplici fattori di rischio a livello individuale e contestuale accresce il numero degli ambiti in cui i ragazzi incontrano difficoltà, portandoli a una crescente demotivazione nei rapporti con il mondo esterno, fino a un reale rifiuto dello stesso. A livello cognitivo e comportamentale si mette in atto un vero e proprio meccanismo di evitamento della situazione che provoca disagio, stress o paura, rifiuto ad affrontare i problemi e conseguente ritiro in un luogo che trasmette protezione: la propria camera. Di conseguenza, la reclusione volontaria si configura come l’unica soluzione possibile, l’unico strumento per esprimere il proprio dissenso e disagio verso una realtà quotidiana soffocante.
Infine, vi sono anche possibili spiegazioni socioculturali: ad esempio, l’urbanizzazione, l’enorme progresso tecnologico, l’avvento dei computer e di internet (con chat e social net-work), che hanno causato enormi cambiamenti nella comunicazione tra le persone, sono tutti fattori che potrebbero avere un ruolo nell’insorgenza dell’Hikikomori.

Hikikomori: quali sono i sintomi? Come riconoscerli?

Non è sempre facile distinguere le manifestazioni del comportamento Hikikomori da quelle di altre condizioni psichiatriche, perché molti dei sintomi che lo caratterizzano, come l’isolamento sociale, la perdita di motivazione e i disturbi del sonno, sono presenti in diversi disturbi comportamentali e psichiatrici, come ad esempio schizofrenia, disturbo d’ansia sociale, depressione, disturbi dello spettro autistico.
A tal proposito, nel 2003, il governo giapponese ha pubblicato un documento ufficiale contenente i criteri per riconoscere l’Hikikomori. Tra questi, sono riportati:

  • uno stile di vita incentrato sulla casa;
  • nessun interesse o volontà di frequentare le attività scolastiche o il lavoro;
  • persistenza di questi sintomi oltre i sei mesi;
  • assenza di altre patologie legate alla salute mentale o a disturbi della personalità.

Il documento, invece, esclude dall’Hikikomori coloro che, pur non avendo interesse o disponibilità a frequentare la scuola o il lavoro, non manifestano la mancanza di relazioni sociali (come amicizie o relazioni amorose).
Alcuni segnali presenti possono aiutare le famiglie a riconoscere tempestivamente la condizione di Hikikomori. Spesso, infatti, l’isolamento dei giovani che soffrono di questa condizione inizia con una generale insofferenza verso la socialità. Ad esempio, può comparire un rifiuto legato alle attività extrascolastiche, come sport o uscite con gli amici. Successivamente, segue anche il rifiuto della scuola, che viene percepita come un ambiente estremamente negativo, a volte a causa di episodi di bullismo. Gli Hikikomori, inoltre, non sopportano le pressioni di realizzazione sociale e soffrono di senso di inadeguatezza, senso di fallimento e han-no una bassa autostima. Questo accade soprattutto tra i giovani adulti che non riescono a realizzarsi secondo gli standard e le regole della società in cui vivono. Questo atteggiamento porta a una sempre crescente demotivazione e depressione.
È importante, invece, notare che la dipendenza da internet, o dai videogiochi, e l’inversione del ritmo sonno-veglia, non rappresentano una causa di questo disturbo, ma una possibile conseguenza.

Hikikomori e Covid: come la pandemia ne ha aumentato la diffusione

La recente pandemia dovuta al virus SARS-CoV-2 ha reso necessarie una serie di misure atte alla prevenzione della diffusione del virus, tra cui i periodi di lockdown. Alcuni di questi, in particolare nel 2020 sono durati anche diversi mesi e, in molti casi, si sono aggiunti alla necessità di restare in quarantena nel caso di contagio o contatti con persone infette. Per questo, numerosi studi hanno indagato la presenza di una correlazione tra i casi di Hikikomori e la pandemia di COVID-19. Questi studi hanno permesso di rilevare un effettivo aumento dei casi di Hikikomori, suggerendo che la pandemia abbia avuto un impatto negativo in tal senso. Tuttavia, la pandemia sembra non aver svolto un ruolo primario nell’esordio dell’Hikikomori. Infatti, è stato osservato che i lockdown e le quarantene non hanno avuto una vera e propria correlazione con l’insorgenza di Hikikomori, ma piuttosto con un peggioramento di una condizione psicologica già esistente o con il suo aggravamento. Gli Hikikomori scelgono deliberatamente di restare ritirati e di evitare contesti esterni, mentre i lockdown sono stati caratterizzati da una costrizione all’isolamento. I dati riportati in letteratura, in effetti, suggeriscono che gli Hikikomori abbiano potuto addirittura provare un senso di sollievo durante la pandemia che, tuttavia, ha probabilmente avuto un effetto negativo sulle persone in cura che stavano guarendo da questo disturbo, annullandone i progressi e i miglioramenti. Inoltre, i lockdown potrebbero aver peggiorato la condizione delle persone già predisposte, che mostravano alcuni sintomi di Hikikomori già prima della pandemia.
Un ulteriore rischio legato alla pandemia di Covid-19 è quello delle ripercussioni psicologiche che gli Hikikomori potrebbero aver subito al termine dei lockdown e, più in generale, potrebbero vivere in futuro, alla fine definitiva dell’emergenza sanitaria, quando potrebbero rendersi conto di tutta la criticità della loro condizione.

Hikikomori: come si affronta?

Per prima cosa, i genitori di un ragazzo o un giovane adulto che manifesta i sintomi dell’Hikikomori devono comprendere che è necessario rivolgersi a uno specialista in psichiatria per affrontare questa condizione. L’obiettivo principale è quello di rompere l’isolamento e portare il giovane Hikikomori ad avere di nuovo un ruolo attivo nella società.
Il primo passo è, quindi, una visita medica, che permetta di escludere altre condizioni psichiatriche o di accertarsi che non siano concomitanti all’Hikikomori, come depressione, schizofrenia, fobia sociale, disturbi dello sviluppo o della personalità. Nel caso queste siano presenti, potrebbero essere necessari trattamenti a livello farmacologico.
Oltre all’intervento di uno psichiatra, è necessario rivolgersi a servizi di ascolto e supporto psicologico, con psicoterapia individuale o di gruppo (terapia comportamentale e familiare), che possono fornire sostegno e aiutare gli Hikikomori a risolvere il problema nei rapporti con la famiglia, con i compagni di scuola e i colleghi.
Altri servizi offerti in Giappone ai giovani Hikikomori, o ai soggetti ad alto rischio, sono rappresentati da pet therapy (terapia psicologica che si avvale del rapporto con gli animali), agricoltura sociale e terapie online.
Purtroppo, le cure per l’Hikikomori possono richiedere molto tempo per funzionare, quindi è importante che il paziente aderisca correttamente alle terapie per ottenere dei risultati e tornare alla piena partecipazione alla vita sociale. Sia il trattamento che la prevenzione dell’Hikikomori sono processi che riguardano non solo la persona interessata, ma anche i contesti in cui è inserita, come il sistema educativo e la famiglia.
In particolare, corsi alla genitorialità e training sull’intelligenza emotiva, indirizzati sia ai giovani colpiti che ai loro genitori, nelle fasi iniziali dell’Hikikomori, possono avere un ruolo chiave per affrontare questa condizione, poiché aiutano la famiglia a creare un rapporto di alleanza, non giudicante e aperto al dialogo con i figli.

Referenza bibliografica

  1. Teo AR. A new form of social withdrawal in Japan: a review of hikikomori. Int J Soc Psy-chiatry. 2010 Mar;56(2):178-85.
  2. https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/neuroscienze/chi-sono-gli-hikikomo-ri#:~:text=%22Hikikomori%22%2C%20termine%20giapponese%20che,talvolta%20anche%20con%20i%20familiari
  3. https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/h/hikikomori#sintomi
  4. Karin Bagnato, The hikikomori phenomenon in Italy at the time of the pandemic: peda-gogical implications, “Annali online della Didattica e della Formazione Docente” Vol. 13, n. 21/2021, pp. 129-149 – ISSN 2038-1034</li

Altri Articoli da "Disturbi Neurocomportamentali"