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I disturbi d’ansia nell’adolescenza

L’adolescenza è una fase critica dell’età evolutiva

L’adolescenza è una fase critica dell’età evolutiva ed è notoriamente caratterizzata da una vistosa crescita fisica associata a un cambiamento altrettanto rilevante dello schema corporeo e dell’immagine di sé, dall’emergenza delle prime pulsioni sessuali e da una radicale maturazione cognitiva, caratterizata dallo sviluppo del pensiero astratto. Queste importanti modificazioni psicofisiche si ripercuotono inevitabilmente sul rapporto con i genitori e si esplicitano in una costante e imprevedibile ambivalenza, attraverso la quale l’adolescente si conosce e si “sperimenta”, tra affermazione di sé, ricerca di autonomia dal contesto familiare e bisogno di appartenenza.

Il periodo adolescenziale è particolarmente delicato anche per quanto riguarda l’assetto umorale, e non sorprende che tra i disturbi in assoluto più frequenti si collochino quelli d’ansia, la cui prevalenza, in base alle casistiche, si colloca tra il 6% e il 25%, con preponderanza nel sesso femminile. Il mancato riconoscimento e conseguente trattamento possono portare non soltanto alla loro stessa cronicizzazione ma anche a ripercussioni negative sullo studio  (da cui un’elevata probabilità di abbandono scolastico), sull’autostima, sulle relazioni interpersonali e sullo stile di vita, fino all’acquisizione di comportamenti ad alto rischio come l’abuso di sostanze. A tali implicazioni si aggiunge anche l’impatto della depressione, riscontrata nel 10-15% dei casi di disturbi d’ansia e temuta quale fattore promuovente un’ideazione suicidiaria. La diagnosi dei numerosi tipi di disturbi d’ansia si basa su criteri definiti dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition (DSM-IV TR) e può avvalersi di numerosi strumenti appositamente elaborati dagli specialisti.

 

La fobia specifica

La fobia specifica è comune e viene spesso affrontata evitando una specifica situazione temuta (per esempio altezza, ragni, serpenti, sangue e aghi). Una fobia specifica è infatti la paura di un oggetto o situazione che non è attesa in rapporto allo sviluppo ed è sproporzionata al pericolo effettivo e si manifesta con una risposta ansiosa estrema e irrazionale. Al fine diagnostico la paura specifica deve essere presente per almeno 6 mesi e talvolta è preceduta da un evento traumatico o associata a predisposizione genetica, aumento dello stress nell’ambiente o a modelli comportamentali per lo più introiettati dal ragazzo, come per esempio la risposta di paura di un genitore a una determinata situazione.

 

La fobia sociale

La fobia sociale (disturbo d’ansia sociale) è forse il disturbo d’ansia più frequente nei ragazzi, che la descrivono per lo più come una paura irresistibile di attirare l’attenzione su sé stessi o di affermare qualcosa di stupido o imbarazzante in presenza di altri, in particolare i coetanei. Questa paura può raggiungere livelli tali da impedire di porre domande durante le lezioni a scuola, di parlare di fronte agli altri, a evitare di ripondere al telefono e a evitare l’uso dei bagni pubblici. Il disturbo d’ansia sociale grave può portare l’adolescente a isolarsi nel punto più remoto della casa, a non aver contatti con gli amici e a non frequentare la scuola.

 

Il disturbo d’ansia generalizzato

Un altro dsturbo d’ansia è quello detto “generalizzato”: in questo caso l’ansia in questo caso si impernia su eventi e responsabilità della vita quotidiana, come scuola,  amici, salute, futuro e denaro, ma il disagio e la preoccupazione, oltre a essere eccessivi, appaiono non realistici o inutili, e per poter porre diagnosi devono persistere per almeno 6 mesi. Gli individui affermano di sentirsi tesi e irritabili, accusano frequenti disturbi muscolari e lamentano riduzione del sonno, stanchezza e difficoltà di concentrazione a causa dell’intensità e della cronicità dei pensieri e delle sensazioni di timore. Gli adolescenti affetti possono avere ansia da prestazione scolastica che interferisce con l’inizio e l’ultimazione di incarichi e l’esecuzione di prove a causa della paura di non farcela o di un risultato insoddisfacente. Si può anche innestare un comportamento di evitamento, mirato a evitare una situazione temuta, oppure il ragazzo può cercare una rassicurazione eccessiva da parte degli altri.

 

Il disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è caratterizzato da ossessioni (immagini o pensieri intrusivi distruttivi) o compulsioni (comportamenti ripetitivi o rituali compiuti per attenuare il disagio e l’ansia associati alle ossessioni) che sono indesiderate e interferiscono con le normali attività, assorbendo più di un’ora al giorno. I temi ossessivi più frequenti sono legati a paura di malattie, contaminazione e pericoli incombenti mentre le compulsioni più diffuse sono rituali di detersione/pulizia e comportamenti di controllo. Non sempre il DOC determina compulsioni manifeste per cui l’adolescente può sentirsi oppresso da immagini o pensieri ripetitivi (per esempio di natura violenta, religiosa o sessuale) che sono molto disturbanti. I ragazzi con DOC hanno in generale scarsa comprensione della propria condizione malattia e potrebbero non riconoscere le ossessioni e le compulsioni come irrazionali. Possono inoltre imbattersi nella difficoltà di uscire di casa, vestirsi e  andare a scuola, scoprirsi incapaci di concentrarsi in classe e assumere poco cibo a seguito di ossessioni e compulsioni legate all’alimentazione. I genitori sono spesso coinvolti nei rituali del ragazzo affetto da DOC, che può così avere un notevole impatto negativo sull’equilibrio familiare.

 

Il disturbo da panico

Il disturbo da panico compare di solito negli anni dell’adolescenza ma può presentarsi nei bambini. Benchè non sia il disturbo d’ansia più frequente, può diventare rapidamente invalidante: gli adolescenti che hanno attacchi di panico il più delle volte si presentano inizialmente in pronto soccorso  a causa di sintomi acuti che possono mimare un infarto, una crisi asmatica o perfino a un ictus o a convulsioni, e vanno incontro a rapido peggioramento. Gli attacchi di panico possono presentarsi in qualsiasi disturbo d’ansia o situazione a elevato stress quando l’individuo si imbatte in uno stimolo temuto. Nel disturbo da panico, tuttavia, gli attacchi si verificano “a bruciapelo”, senza chiari fattori precipitanti o avvisaglie.

Tale imprevedibilità, a sua volta, amplifica la paura di avere un altro attacco, soprattutto in una sede senza possibilità di fuga o di aiuto: da qui l’evitamento di qualsiasi situazione potenzialmente associata al rischio di un attacco di panico oppure di luoghi privi (o ritenuti tali) di assistenza in caso di necessità. I ragazzi con disturbo da panico possono così sospendere tutte le attività extrascolastiche, rifiutarsi di andare in qualsiasi luogo con i genitori o perfino rifiutarsi di recarsi a scuola (oppure avvertire notevole disagio nel frequentarla).

 

Criteri di approccio sai disturbi d’ansia

Il trattamento dell’ansia nell’infanzia presuppone un attento inquadramento diagnostico comprende approcci terapeutici sia specifici sia non specifici. Gli approcci specifici allopatici si basano su psicoterapie strutturate (terapia cognitivo-comportamentale o CBT) e opportuni farmaci, rigorosamente su prescrizione medica. I trattamenti non specifici sono le attività che riducono lo stress, migliorano il tono dell’umore e sostengono il benessere, tra cui l’igiene del sonno, l’alimentazione sana, l’attività fisica regolare, uno schema di vita prevedibile e sostegni sociali.

 

Le linee guida standard per il trattamento del disturbo d’ansia raccomandano l’utilizzo  della CBT, quando disponibile, come trattamento di prima linea dei bambini con disturbi d’ansia. Le strategie cognitive prevedono il riconoscimento dei sintomi d’ansia e dei sintomi somatici legati all’ansia, lo sviluppo di pensieri realistici e il problem-solving. Le strategie comportamentali consistono in tecniche di rilassamento e di gestione dello stress come pure nell’esposizione graduale alla situazione temuta al fine di modificare la risposta d’ansia attraverso la desensibilizzazione e l’adattamento sistematici.

 

 

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