I mille volti della depressione

In Italia circa 1,5 milioni di persone soffrono di depressione e si stima che più di 7 milioni ne abbiano sofferto almeno una volta nel corso della vita.

Ma cosa significa realmente essere depressi? Tempo fa era in voga l’espressione “esaurimento nervoso”: una dicitura senza dubbio efficace sotto il profilo dell’impatto immediato, ma scientificamente grossolana e scorretta, anche perché veniva utilizzata in maniera generica per indicare qualsiasi problematica psichica. Il sistema nervoso, d’altra parte, può sviluppare delle risposte comportamentali nell’affrontare alcune situazioni, ma non è certamente assimilabile a un serbatoio che in particolari circostanze si depaupera del proprio contenuto. Un’altra abitudine diffusa è quella di etichettare come “depressione” ogni alterazione dell’umore. Un po’, giusto per fare un parallelismo, come si usano i termini raffreddore o influenza, alla comparsa di sintomi respiratori. In antitesi a questo, fa riflettere il dato che soltanto una persona che soffre di depressione su quattro consulta lo specialista, cioè lo psichiatra, a causa di pregiudizi radicati nella società odierna. La vera questione, dunque, sta nel sospettare una “vera” depressione: spetta al medico riconoscerla, sulla base di specifici criteri, ma la difficoltà è rappresentata dalle sue molteplici possibili manifestazioni, ossia dai suoi mille volti.

 

Panoramica sulle manifestazioni

Senza alcuna pretesa diagnostica, cerchiamo di individuare alcuni elementi che possono essere spia di depressione, posto che essa è caratterizzata da un calo del tono umorale. Nelle fasi più lievi o in quelle iniziali la depressione può essere descritta come labilità (ossia instabilità) dell’umore o come incapacità di provare emozioni adeguate al contesto (la cosiddetta “risonanza affettiva”). Nelle fasi acute si manifesta invece con vissuti di profonda tristezza, dolore morale, senso di inutilità, disperazione, in associazione alla perdita dello slancio vitale e all’incapacità di provare gioia e piacere. Emergono così una sensazione di noia continua, perdita di interesse per le normali attività e per hobby magari coltivati in precedenza, sentimenti di distacco e inadeguatezza nello svolgimento del lavoro abituale, con la percezione che qualsiasi impegno o difficoltà si tramutino in ostacoli giganteschi e insormontabili. Un altro aspetto da non sottovalutare è la tendenza a isolarsi, favorito dall’incapacità di partecipare alla vita sociale e di provare affetto dapprima per i conoscenti e poi per i propri familiari e dall’autoconvinzione di non aver più nulla da dire e di non riuscire nemmeno più a comunicare e a piangere.

Sono poi frequenti i disturbi dell’alimentazione, sotto forma di perdita o aumento dell’appetito. Nel primo caso svanisce gradualmente ogni interesse per il cibo, che sembra privo di sapore e gravoso da tollerare: nelle forme più avanzate un individuo deve essere stimolato a mangiare e arriva a lamentare disturbi fisici, quali bocca amara e gonfiore addominale, e a sviluppare perfino quadri di malnutrizione. L’aumento dell’appetito porta invece a un incremento di peso, favorito anche dalla riduzione dell’attività motoria.

Altri elementi sono:

  • i disturbi del sonno: il depresso riferisce spesso di addormentarsi velocemente, ma di svegliarsi dopo poco, di non riuscire più a addormentarsi e di essere costretto ad alzarsi alcune ore prima rispetto all’orario abituale; può tuttavia verificarsi anche la situazione opposta (ipersonnia)
  • pensieri negativi e sensi di colpa ricorrenti, soprattutto in relazione a eventi del passato
  • rallentamento psicomotorio, che può manifestarsi con la riduzione dei movimenti spontanei, irrigidimento della mimica (aspetto inespressivo), difficoltà di concentrazione, attenzione e memoria
  • ridotta fluidità del linguaggio, caratterizzato per lo più da risposte brevi e da espressioni negative
  • sensazione di lentezza (per esempio nel calcolo) e di vuoto mentale; altre volte può essere presente, al contrario, uno stato di agitazione (irrequietezza, difficoltà a stare fermi, continua necessità di camminare o contorcere mani e dita)
  • profondo senso di stanchezza e spossatezza non motivato da fatica fisica che può ostacolare lo svolgimento di ogni attività.

Frequenti sono sentimenti di autocolpevolizzazione, talvolta accompagnati da ripensamenti sui propri presunti errori, e perdita di speranza nel futuro e nei due terzi dei depressi sono presenti pensieri ricorrenti di morte associati alla convinzione che non esista possibilità di trovare aiuto. Di solito al risveglio mattutino, la sensazione di angoscia è maggiore, e i sintomi tendono a migliorare nelle ore pomeridiane o serali. Inoltre si riconosce spesso una stagionalità: più a rischio sono la primavera e l’autunno.

Quelli riportati sono alcuni dei tratti più comuni della depressione, ma due precisazioni sono d’obbligo: innanzitutto essa è una costellazione di sintomi, variabili per intensità, andamento e durata da un individuo all’altro, per cui la diagnosi richiede la presenza di più elementi. In secondo luogo la depressione può essere primaria, ossia  non associata  ad una causa nota, oppure secondaria, cioè conseguente a un evento negativo (in questo caso si parla di depressione reattiva) o perfino a farmaci, e può manifestarsi con un episodio unico oppure essere ciclica e cronicizzarsi, essere isolata oppure associata ad altri disturbi, per esempio i disturbi d’ansia. Questi elementi sono molto importanti per l’approccio e per la prognosi. Vale però sempre la stessa regola: un sospetto tempestivo può portare a una diagnosi e a una cura precoce, con risultati migliori.

 

 

Bibliografia

Di Salvo S. Diffusione, cause e sintomi della depressione. Associazione per la Ricerca sulla Depressione. https://www.depressione-ansia.it/wp-content/uploads/2012/09/Diffusione-cause-e-sintomi-della-depressione1.pdf

 

Altri Articoli da "Disturbi Neurocomportamentali"