Psicosi: significato, tipologie, sintomi e fattori di rischio​

Psicosi: significato, tipologie, sintomi e fattori di rischio​

Il termine “psicosi” è stato coniato in psichiatria e psicologia in tempi recenti, per diversi anni è stato utilizzato infatti per descrivere lo stato di follia o, quello più generale, di malattia mentale.

La psicosi, definita anche “disturbo psicotico”, è un grave e importante deterioramento dello stato psicologico e della salute mentale della persona che induce alla perdita del contatto con la realtà e ad alterazioni profonde e nel pensiero.

L’età di insorgenza delle psicosi è variabile; nel caso delle psicosi infantili già nel primo anno di vita vi possono essere comportamenti abnormi.

Le psicosi hanno un’incidenza tra i 15 e i 54 anni di 1/100 persone. Variano per gravità e prognosi in base alle caratteristiche della malattia e in base alle caratteristiche dell’ambiente in cui vive la persona. Gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’International Pilot Study of Schizophrenia e il Collaborative Study on Determainants of Outcome of Severe Mental Disorders, condotti su 1400 individui osservati per più di 20 anni, mostrano che la schizofrenia è ubiquitaria, e che contesti sociali diversi determinano esiti sociali diversi.

Non sono emerse aree geografiche con incidenza alta per i disturbi psicotici. Una prognosi decisamente migliore si è evidenziata per i soggetti appartenenti ai paesi in via di sviluppo.

La psicosi si manifesta con gravi disturbi della memoria, dell’attenzione, del ragionamento (le cosiddette funzioni cognitive), dell’affettività e del comportamento. Può anche causare allucinazioni e/o delirio.

È uno dei disturbi mentali che colpisce più gli adolescenti e i giovani rispetto agli adulti, infatti, insorge generalmente nella fascia di età compresa tra i 15 e i 35 anni.

Psicosi: cos’è il disturbo psicotico?

La psicosi è la caratteristica distintiva di una malattia psichica che appartiene allo spettro della schizofrenia, una caratteristica comune e variabile dei disturbi dell’umore, legata anche all’uso di sostanze e una caratteristica relativamente comune di molte condizioni neurologiche dello sviluppo, acquisite e degenerative. In queste condizioni la psicosi contribuisce sia alla disabilità che a una barriera alla produttività e alla partecipazione alla vita di comunità.

Secondo la definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità si definisce affetto da psicosi un paziente che manifesti allucinazioni (senza comprensione della loro natura patologica), deliri o entrambi i sintomi. Le allucinazioni (cioè le percezioni che si verificano in assenza di corrispondenti stimoli esterni o somatici), sono prove importanti di una realtà alterata quando l’individuo che le vive e le manifesta non è in grado di riconoscere la natura allucinatoria di tali esperienze e vive in un perenne stato di ansia.

Sia l’attuale sistema di classificazione APA, che quello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riconoscono che il “disturbo del pensiero formale” (cioè il pensiero disorganizzato che include illogicità, tangenzialità, perseverazione, neologismo, blocco del pensiero, deragliamento o una combinazione di tutti questi disturbi del pensiero), è una delle diverse caratteristiche coesistenti nei disturbi psicotici.

I principali tipi di psicosi sono:

  • Schizofrenia e disturbo schizofreniforme: una psicosi cronica caratterizzata da sintomi che alterano le funzioni cognitive e percettive.
  • Disturbo schizoaffettivo: condizione psichiatrica per cui si sperimenta sia psicosi che disturbi dell’umore e mentali.
  • Disturbo delirante: caratterizzato da convinzioni o idee deliranti, non condivisibili, resistenti a ogni critica, che si presenta in assenza degli altri sintomi tipici della schizofrenia.
  • Disturbo psicotico breve: sindrome rara, consiste in deliri, allucinazioni o altri sintomi psicotici che durano almeno 1 giorno e meno di 1 mese, con successivo ritorno al normale funzionamento premorboso.
  • Psicosi organica: stato mentale anormale con una causa fisica nota, caratterizzato da una percezione alterata della realtà.
  • Psicosi postpartum: forma grave ma molto rara che esordisce dopo un parto.
  • Psicosi indotta da sostanze
  • Depressione psicotica: patologia psichiatrica caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività.
  • Disturbo bipolare: condizione caratterizzata da una percezione alterata della realtà.
  • Demenza: deterioramento cognitivo globale, cronico e generalmente irreversibile

La psicosi viene diagnosticata attraverso una valutazione psichiatrica. Il medico osserverà il comportamento della persona e farà domande su ciò che sta vivendo. Test medici ed esami possono determinare se vi è una malattia di base che causa i sintomi.

Molti dei sintomi psicotici negli adulti non sono sintomi di psicosi nei giovani, i bambini piccoli hanno spesso amici immaginari con cui parlano, questo rappresenta solo un gioco immaginativo, non una patologia psichiatrica.

Psicosi: quali sono i sintomi?

Come riconoscerli? I sintomi della psicosi sono diversi e si manifestano in modo unico in ciascun individuo, è comunque possibile evidenziare quattro principali sintomi associati all’episodio psicotico:

  1. Allucinazioni: la persona sente, vede e, in alcuni casi, ha la capacità di percepire (anche con l’odorato e con il gusto) cose che non esistono; una delle allucinazioni più comuni sentire le voci.
  2. Delirio: il paziente ha convinzioni che contrastano con il senso comune; spesso crede che ci sia una cospirazione tesa a danneggiarlo.
  3. Pensieri confusi e disturbati: i pazienti hanno spesso schemi mentali confusi e deliranti, con alterazione della personalità. Alcuni segnali possono essere:
    • parlare in modo rapido e continuo
    • passare da un argomento a un altro
    • perdere il filo logico, fare brusche pause nella conversazione o nelle attività
  4. Mancanza della consapevolezza di essere malati (mancanza di insight): i soggetti non riescono a riconoscere i propri comportamenti insoliti in relazione alle circostanze.

La concomitanza di allucinazioni e delirio può dare luogo a cambiamenti del comportamento; inoltre, quando si verifica il disturbo delirante, la persona spesso non è cosciente del fatto che le sue allucinazioni non sono reali e questo può causargli sensazioni di paura o stress.

La crisi psicotica avviene in tre fasi, la durata della quale differisce da una persona all’altra:

  • Fase 1: Prodromo. I primi segni sono vaghi e poco visibili. Potrebbero esserci cambiamenti nel modo in cui la persona descrive le sue emozioni, i pensieri e le percezioni.
  • Fase 2: Acuta. La persona accusa chiaramente sintomi psicotici
  • Fase 3: Recupero. La psicosi è curabile e la maggior parte delle persone si rimette. La fase di recupero varia da una persona all’altra.

I pazienti che soffrono di un “primo episodio psicotico” guariscono senza bisogno di trattamenti e in molti casi questi episodi non si ripetono.

Psicosi: quali sono le possibili cause?

Poiché ogni caso di psicosi è unico, rintracciare una causa esatta è estremamente difficile. Esistono però alcune malattie che causano la psicosi, nonché fattori scatenanti come l’uso di droghe, la mancanza di sonno o di una giusta alimentazione, fattori ambientali o condizioni di depressione.

Inoltre, alcune situazioni possono sviluppare tipi specifici di psicosi. Tra le malattie che possono causare la psicosi vi sono: malattie cerebrali come il morbo di Parkinson, la malattia di Huntington e alcuni disturbi cromosomici; tumori cerebrali o cisti; il morbo di Alzheimer; l’HIV, la sifilide e altre infezioni che attaccano il cervello; alcuni tipi di epilessia e ictus.

Le persone hanno maggiori probabilità di sviluppare un disturbo psicotico se in famiglia c’è un genitore o un fratello che ha un disturbo di questo tipo.

Disturbi psicotici

Tra i disturbi in cui possono presentarsi i sintomi psicotici vi è:

  • Disturbo bipolare: caratterizzato da un'oscillazione costante dell'umore. Quando l'umore è alto e positivo possono presentare sintomi psicotici; solitamente tali soggetti possono sentirsi estremamente bene e credono di avere poteri speciali. Quando l'umore è depresso, l'individuo può presentare sintomi psicotici che generano sentimenti come rabbia, tristezza e paura.
  • Disturbo delirante: è una condizione patologica in cui un individuo mostra uno o più deliri; va distinto dalla schizofrenia perché il funzionamento non è generalmente compromesso e il comportamento non è bizzarro, ad eccezione della fase delirante.
  • Psicosi depressiva: è un sottotipo di depressione maggiore che si verifica quando una grave malattia depressiva include una forma di psicosi. Si presentano allucinazioni, deliri e qualche altra 'rottura' con la realtà. La psicosi depressiva colpisce circa una persona su quattro, con depressione.
  • Schizofrenia: è il disturbo mentale più grave caratterizzato da una presenza costante di sintomi psicotici, che rendono difficilissima la vita sociale e famigliare.

Psicosi: come affrontarla

Il decorso e l’esito della malattia varia da una persona all’altra.

Quando compare il primo episodio di psicosi le cause sono generalmente poco chiare. È quindi necessario che il paziente si sottoponga a una visita completa da uno psichiatra, per escludere problemi di carattere medico e per una diagnosi precisa che porterà, dopo un’ analisi clinica e accertamenti, al percorso terapeutico più adatto.

La visita solitamente racchiude un test di ambulatorio e un’intervista dettagliata con uno specialista di malattie mentali. Come evidenziato sopra, la psicosi ha molte forme, per questo la prognosi personale della malattia varia da una persona all’altra.

Per quanto concerne il trattamento, questo può comportare una combinazione di farmaci antipsicotici e psicoterapia.

A volte le persone che vivono la psicosi possono improvvisamente agitarsi e rischiare di far del male agli altri o a sé stessi, in questi casi potrebbe essere necessario un intervento chiamato tranquillizzazione rapida, che consiste nella somministrazione, da parte di medici o infermieri, di una terapia farmacologica rilassante.

Dal punto di vista farmacologico i sintomi psicotici possono essere controllati con antipsicotici. Questi farmaci riducono le allucinazioni e il sovraffollamento di pensiero e aiutano le persone a pensare in modo più chiaro. Il trattamento della psicosi dipende ovviamente dai sintomi.

Rispetto al trattamento, la terapia cognitivo-comportamentale può ottenere risposte nel cambiamento dei pensieri e dei comportamenti.

La scienza ha dimostrato che questo approccio è efficace nell’aiutare le persone a promuovere cambiamenti permanenti e a gestire in modo più efficace la malattia; ha inoltre effetti positivi quando i sintomi psicotici non si risolvono completamente con i farmaci.

Referenza bibliografica

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  4. https://www.salute.gov.it/portale/saluteMentale/dettaglioContenutiSaluteMentale.jsp? lingua=italiano&id=5621&area=salute%20mentale&menu=azioni

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